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AVVISO ai PELLEGRINI CHE DESIDERANO VISITARE LA TOMBA DI S.TOMMASO APOSTOLO in ORTONA

Per ragioni tecniche di ordine pratico e di sicurezza le Visite nella Basilica Cattedrale vanno effettuate soltanto durante la normale apertura della Basilica (e sospese durante le funzioni religiose).


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E' molto importante a questo proposito telefonare e prenotare  per sapere gli orari più adatti e i tempi a propria disposizione.

 

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Portale principale (Ingresso Basilica)
Il portale principale, duecentesco, tipico del periodo normanno-svevo, costruito con pietre di particolari qualità di calcare provenienti da antiche cave costiere. Segni, coevi, possono essere recuperati qui e là inglobati nelle recenti opere murarie.
Interno Cattedrale SAN TOMMASO
L’interno della basilica suscita nei visitatori il senso di Dio e il bisogno di una fede profonda sull’esempio dell’apostolo Tommaso, che di fronte a Gesù risorto ha esclamato: “Signore mio Dio mio”.
Portale laterale (Vico dell'orologio)
Il portale di vico dell’Orologio risale ad epoca sveva, ma è stato ricostruito dall’insieme dei frammenti recuperati tra le macerie. Le parti mancanti, visibili dai dettagli, sono state interamente riprodotte.
Presbiterio con la Cattedra del Vescovo
La diocesi di Ortona risale al 1570, ma la cattedra è stata ricostruita insieme alla Cattedrale. In fondo l’organo realizzato nel 1969. Il bassorilievo posto sotto l’altare maggiore rappresenta l’incredulità di San Tommaso, opera di autore ignoto del XVI secolo.
Presbiterio con la Cattedra del Vescovo
La diocesi di Ortona risale al 1570, ma la cattedra è stata ricostruita insieme alla Cattedrale. In fondo l’organo realizzato nel 1969. Il bassorilievo posto sotto l’altare maggiore rappresenta l’incredulità di San Tommaso, opera di autore ignoto del XVI secolo.
Cappella del busto di San TOMMASO
La cappella, anche se ricostruita, conserva il busto d’argento dell’Apostolo. La prima domenica di Maggio aperta al pubblico è lo spazio privilegiato della devozione popolare.
Cappella del busto di San TOMMASO
La cappella, anche se ricostruita, conserva il busto d’argento dell’Apostolo. La prima domenica di Maggio aperta al pubblico è lo spazio privilegiato della devozione popolare.
Tomba di San Tommaso - ingresso
Tomba San TOMMASO
La cassetta delle ossa dell’Apostolo, dopo la ricognizione scientifica del 1984, è stata deposta nella cripta in microclima per non essere alterate da agenti esterni. Nella cripta si respira la fede di Tommaso.
Cappella Santissimo Sacramento
La Cappella del Sacramento luogo di adorazione del Santissimo e di preghiera, presenta tutte le opere scolpite dai fratelli Vincenzo e Lorenzo Perez negli anni 1842, 1845.
Antica lapide della tomba di San TOMMASO a Chios
Riconducibile all’arte siro-mesopotamica, è databile al III - V secolo sia sotto il profilo paleografico sia dal punto di vista iconografico. In essa è raffigurata una immagine a mezzo busto di uomo nimbato e benedicente con ai lati una scritta in caratteri greci onciali (o osios thomas, cioè san Tommaso. Va precisato che il termine osios era usato con il significato di santo solo nei primissimi secoli del Cristianesimo).
Sagrestia Maggiore
Vetrata Sagrestia Maggiore
Piazza San TOMMASO e facciata principale
L’attuale Basilica di San Tommaso è stata completamente ricostruita dopo la distruzione dell’ultimo conflitto mondiale. Infatti la Cattedrale sventrata rappresenta tuttora l’immagine della sofferenza del popolo ortonese, con le 1300 vittime civili.
Basilica San Tommaso vista notturna lato posteriore

mappa viaggio reliquie tommaso

 GIUSEPPE  SORGI

LE TRASLAZIONI DELLE RELIQUIE

DELL’APOSTOLO TOMMASO

estratto da

“Rivista Internazionale di Studi Bizantini e Slavi”  II (1981)

 

Il bilancio, su ciò che è documentato e ciò che tale non è, delle traslazioni dei resti mortali di S. Tommaso apostolo, registra un tenace tentativo, solo parzialmente riuscito, di puntualizzarle. Esso ne conta tre:

-- la prima, nel 230 (?), da Mylapour ad Edessa, capitale dell'Osroene;

-- la seconda, nel 1144 (?), da Edessa all'isola greca di Chio;

-- la terza, nel 1.258, da Chio ad Ortona a Mare.

Inserito in un arco di storia, ampio per dimensioni temporali (dieci secoli all'incirca) ed interessante per diversità di situazioni e molteplicità di protagonisti, l'assunto presenta rilevanti difficoltà, attribuibili, in parte, alla mancanza di fonti siriache e malabariche a cui si è aggiunto, in età moderna, l'autodafé di manoscritti e di libri' conseguente al discusso «sinodo›› di Diamper del 1599* e, in parte, alla impossibilità di concretizzare in senso storico l’erudizione e quelle leggende che ancor oggi sono vive e si tramandano alla stregua delle storie narrate o «formate››.

Ciò premesso, una valutazione consuntiva deve sottolineare prima di tutto come la sola determinazione o certa o ipotizzata delle tre traslazioni abbia richiesto dai ricercatori remoti e recenti cimento trepido e perseveranza coraggiosa, tali e tanti sono stati gli ostacoli incontrati lungo i secoli nella prospettiva di una ricostruzione dignitosamente storica. Scrutando a  fondo tra le testimonianze -- spesso peregrine ed indirette, solo in parte coeve - e nella credibilità dei documenti superstiti, sceverando nelle tradizioni la verità dalla finzione, ci si forma il convincimento dell'opera ardua a cui gli storici occidentali ed orientali hanno atteso (ed ancora attendono) in un settore così specialistico. Ai più acuti di loro non si sono celate la gravità del problema che errava in soluzioni erudite e in aspettazioni ipotetiche a volte prive di cautele critiche, la discordia delle fonti, l'antica distinzione tra cronaca e storia. Per quanto possibile, essi hanno fatto corrispondere ai «vuoti» e alle carenze la positività dei risultati aventi titolo di oggettività storica conseguita mediante la ponderazione delle fonti e l’acutezza nelle indagini archivistiche che si possono condurre nell'Archivio Segreto Vaticano (Reg. Vat., Fondo Borghese), nell'Archivio Brevi Apostolici, nella Biblioteca Vaticana (Fondo Vat. lat., Fondo Vat. siriaco, Fondo Vat. arabo, Fondo Borgiano lat.), nella Biblioteca Patriarcale di Bagdad, nell'Arquivo Histórico Ultramarino; nell'Archivo Histórico Nacional e Archivo General de Indias in Spagna, negli Archives Générales de l'État in Olanda, negli Archivi degli Ordini missionari e nell'Archivio di Propaganda3.

Certamente la questione delle traslazioni del corpo di Tommaso è in correlazione con molti altri aspetti nei quali si struttura la storia della Cristianità indiana di S. Tommaso e, in ordine di tempo, essa presuppone il problema della predicazione apostolica nella «Parthia» o nel Malabar o nel Coromandel o nell'una e nelle altre regioni. A questo proposito possono considerarsi orientativi di tesi diverse i lavori di J .-N. Farquhar, The Apostle Thomas in North India e The apostle Thomas in South India (in «Bullettin of the John Rylands Library», t. X (1926), pp. 80-lll; t. XI (1927), pp. 20-50), che tuttavia non esauriscono la questione. Ma questo problema - che risulta essere trattato più del nostro - già da sé impone attente valutazioni delle fonti in rapporto alla illustrazione storico geografica dell'India4. Interessandoci in modo particolare alle traslazioni,noi non trascuriamo - né potremmo - i presupposti che s'incardinano nelle testimonianze più propriamente orientali e in quelle greche e latine; li teniamo presenti come elementi di base, pur nella consapevolezza dei coni d'ombra - quando non sono del tutto opachi - che essi continuano a proiettare nella storia secolare della Chiesa malabarica. Questa - non v'è dubbio - affonda le sue origini nell'epoca dell'apostolicità e muove dall'attività apostolica di Tommaso, il cui approdo in India si fa risalire al 53. Esatta o meno questa data, nella tradizione Tommaso è l'apostolo dell'Oriente, la guida e il maestro della Chiesa del1'India che egli fondò e resse; nondimeno, la sua attività apostolica in India non è tutta circostanziata. Origene5, che per primo citò un apocrifo «vangelo di Tommaso» conosciuto nel secondo secolo e poi perduto e ritrovato nell'Alto Egitto nel 1946 in versione copta, è considerato la prima fonte. Ma prima ancora, e per un profilo più completo dell'intera personalità di Tommaso, bisogna risalire all'evangelista Giovami che in tre passi riferisce di lui poche parole ma essenziali6. Ad Origene attinge Eusebio di Cesarea7. Seguono la Storia Eccl. di Rufino8 e l'altra di Socrate9, l'Oratio XXXIII di S. Gregorio Nazianzeno10 e via via l'Enarr. in psalmum XL V, 21, di S. Ambrogio11 il Sermo XVII di Gaudenzio di Brescia12 fino all 'Epistola ad Marcellam di S.Girolamo13 a Paolino da Nola14. Le Recognitiones Clementinae (IX, 29)15, calendari ecclesiastici e martirologi ricollegano l'attività del1'Aposto1o all'India e il mercante alessandrino Cosmas Indicopleustes testimonia l'esistenza nel1'estremità sud-occidentale della penisola indiana, a Kalliana (forse Quilon), di una comunità cristiana collegata con quelle del territorio persiano e che proprio dalla Persia riceveva il suo vescovo16. Secondo il Mingana17, per i siri e gli scrittori arabi cristiani, India e Tommaso sono addirittura sinonimi, però, a tutt'oggi, non si è potuto stabilire 1'anno del martirio, essendo almeno due le versioni: il 68 per i cristiani del Kerala e il 72 per i cristiani del Coromandel, cui fa seguito la tradizione ortonese, che si riallaccia agli antichi martirologi siriaci e condivide la prima versione (3luglio del 68)18. Forse esso non cade né nel 68 né nel 72; il riferimento è comunque approssimativo e, in quanto tale esige ulteriori accurate indagini tendenti possibilmente al definitivo. Circa il luogo del martirio, prevale la tendenza che lo indica a Mylapour, nell'India sud-orientale, ora un sobborgo di Madras. Questa tendenza è molto accreditata e trova solido fondamento nella tradizione malabarica che a riguardo è sorretta da molte testimonianze, non una delle quali però è sincrona. Le prime di esse sono posteriori all'accadimento di almeno due secoli, ma menzionano chiaramente Mylapour congiuntamente alla tomba dell'Apostolo. Al contrario, non manca chi, anziché Mylapour, indica Calamina o Qalimaia, ma questa localizzazione si comincia a riscontrare molto dopo, a partire solo dal sec. VII, con lo pseudo-Sofronio e con Isidoro di Siviglia. Calamina è segnalata dal Martirologio Romano, che celebra il «martire» il 21 dicembre; ciò nonostante, sia esistita o meno Calamina, o abbia cambiato nome oppure sia da identificarsi in Mylapour, la tradizione che si riferisce a Mylapour resta prevalente sulle altre ed ha origine anteriore di secoli nei confronti delle altre19. Fonti e testimonianze hanno ormai tracciato un lungo solco e gli studi procedono - anche se non del tutto e non sempre concordi - nella direzione da esse segnata. Sicché, sfrondando il discorso di tutto quanto storico non può essere, di ciò che è «rivelato ›› oppure è narrazione priva di forza probatoria, si ha motivo di ritenere accertato il trasferimento della maggior parte delle 'reliquie dell'apostolo da Mylapour ad Edessa, nell'Osroene20: lo attesta nel sec. IV S. Efrem ed è confermato nel sec. V nel Martirologium Hieronymianum che rimanda al 3 luglio la traslazione in Edessa del corpo di Tommaso «il quale soffri in India›› e al 21 dicembre la passione dell'Apostolo in India21.

La chiesa di Edessa si gloria del sepolcro di Tommaso, che in una predica Giovanni Crisostomo enumera tra i quattro sepolcri conosciuti degli Apostoli22,  ma la data della traslazione, il 230, magari verosimile, rimane una congettura. Senza certezza si suole far coincidere la prima traslazione con la vittoria di Alessandro Severo su Artaserse e si perviene a questa ipotesi sulla base di apocrifi, quali gli Acta Thomae che risalgono alla prima metà del sec. III e sono cioè coevi23, il De míraculis B. Thomae Apostoli attribuito a Gregorio di Tours e una Passio S. Thomae Ap. del sec. VI. Dal testo siriaco degli Acta Thomae si ha notizia delle reliquie dell'apostolo che furono prese segretamente e portate in Occidente; dalla versione in greco degli stessi Acta si apprende invece che esse furono rubate e trasportate in Mesopotamia. Nel De miraculis... si legge, inoltre, che il re di Narsinga non le poté trovare nel sepolcro perché già trafugate e sepolte poi in Edessa, e dalla Passio... si viene a conoscenza che l'imperatore Alessandro Severo, tornando vincitore dalla guerra contro i Persiani, accolse la supplica dei Siri di inviare qualcuno presso i re indiani affinché le consegnassero agli Edesseni. L'imperatore tornò vincitore nel 230, quindi si ipotizza che in quello stesso anno sia avvenuta la prima traslazione: se questa data può essere verosimile, la traslazione è data per certa da S. Efrem nei Carmina Nisibena (XLII. Octavum carmen ejusdem modi). Nell'edizione Bickell24 si precisa testualmente a proposito: «Confirmatur hoc carmine 1) S. Thomam apostolum Indis evangelium praedicasse, quod testatur etiam Ambrosius..., Paulinus Nolanus..., Hieronymus..., Gregorius Nazianzenus.. .; 2) eum ibidem martyrio coronatum esse, qua de re apud scriptores vetustiores nullum invenitur testimonium, imno negatur ab Heracleone haeretico apud Clementem Alexandrinum...; testes autem sunt Gregorius Turonensis, Gaudentius Brixiensis, S. Nilus, S. Asterius, fortasse etiam Theodoretus...; 3) reliquias ejus Edessae asservatas esse, quod asserunt etiam Rufinus..., Socrates..., Sozomenus..., auctor vitae syriacae S. Ephremi... et chronici Edesseni ad ann. 705 et 753 aerae graecae. Apparet tamen ex hac et quarta stropha, non totum S. Thomae corpus Edessam translatum esse, sed partem tantum, alia parte Indis relicta, quae adhuc Goae asservatur.

Confirmatur ergo hoc carmine opinio Baronii, qui recte jam observavit, et Edessae et in India partem harum reliquiarum asservatam esse, refelluntur autem Pagius, Tillemont, Assemanus, qui Indicas S. Thomae reliquias pro commento Nestorianorum habent». Da alcuni anni a questa parte, poi, utile strumento di lavoro è la Patrologia Syriaca di Ignazio Ortiz de Urbina, che dedica il cap. III alle edizioni, versioni e studi su S. Efrem. In esso si circostanzia che «Hymni 25-30 agunt de Edessa et scripti sunt circa ann.37025; inoltre, riandando il tempo passato, si ricorda l'«iter Thomae in Indiam›› e così si riannoda all'India la traslazione ad Edessa delle reliquie dell'Apostolo››26.

Le fonti non dicono chi le prese in consegna, né dove furono collocate.

La basilica di Edessa, distrutta dall'inondazione del 513 (202), era stata ricostruita, ma da nessuno è stata mai indicata come dimora dei resti mortali di s. Tommaso.

Dal Chronìcon Edessenum27 si apprende, invece, che «anno 705, mense ab (augusto), die 22, advexerunt arcam Mar Thomae apostoli, in templum magnum eidem dicatum, diebus Mar Cyri episcopi››28 e che «anno 753, Anatolius Stratelates (militiae praefectus) fecit argenteam capsam in honorem ossium sancti Thomae apostoli››29. A questo riguardo dal Liber in gloriam marthyrum (XXXI-XXXII) di Gregorio di Tours30 si ha modo di raccogliere le informazioni date da Teodoro, un testimone oculare, il quale ha visitato il santuario di S. Tommaso e in quell'occasione ha appreso com’era avvenuta la morte dell'Apostolo, notizie sulla sua sepoltura in India e sulla susseguente traslazione dei resti mortali in Edessa. Tutto lascia supporre che essi siano rimasti in Edessa fino al sec. XII: nei secoli che vanno dall'VIII all'XI non si trovano fonti che lo affermano né che lo negano. Ai grandi eruditi dell'Alto Medio Evo, al venerabile Beda, per esempio, o a Freculfo di Lisieux, non sfugge l'apostolato di Tommaso in India, ma anche essi nulla aggiungono a quello che si sa, tanto meno sulla traslazione. «Ormai - osserva Ortiz de Urbina -- la cristianità europea è divisa dall'India dalla muraglia non facilmente valicabile del dominio mussulmano. Essa ripete fedelmente la vecchia tradizione di S. Tommaso, senza però sapere quel che succede oltre il sipario islamico. Il primo a traversarlo fu il celebre francescano Giovanni da Montecorvino››31. Edessa, intanto, nel sec. XII viene occupata dai Turchi di Imad al-Din Zenchi e subito dopo distrutta dal figlio di questi, il Neruddino: il documento disponibile che suole essere consultato in merito al saccheggio di Edessa è la lettera 360 di Alessandro III, (Ad principes, comites, barones et universos Dei fideles. - De subsidiis in Oriente contra Saracenos mittendis)32, che presenta un'accorata rievocazione: «...praeteritis autem temporibus, ipsìus populi peccatis exigentibus, quod sino magno dolore et gemitu proferre non possumus, Edessa civitas, quae nostra lingua Roas, vocatur, quae etiam, ut fertur, cum quondam in Oriente tota terra a paganis detineretur, ipsa sola sub Christianorum potestate Domino serviebat, ad inimicis crucis Christi capta est, et multa castella Christianorum ab ipsis occupata; ipsìus quoque civitatis archiepiscopus cum clericis suis et multi alii Christiani ibidem interfecti sunt, et sanctorum reliquiae in infidelium conculcatione datae sunt et dispersae››. Nello stesso sec. XII - dopo tanto silenzio - è Guglielmo di Tiro che, testimoniando l'invasione della contea di Edessa e la distruzione della città, riecheggia la notizia che si tramanda sulla presenza del sepolcro dell'apostolo in Edessa33.

L'altro polo geografico-politico-religioso che c'interessa è l'isola di Chio, nell'Egeo34. Questa, già dominio dei Comneni, nel sec. XI viene occupata anch'essa dai Turchi ma presto riconquistata da Alessio I; nel 1124 subisce la spedizione punitiva di Venezia, decisa a vendicare il mutamento di politica dell'Impero bizantino che, divenuto geloso della massiccia influenza veneziana sul Mediterraneo orientale, ha preferito avvicinarsi a Pisa. Saccheggiata Chio35 - seguendo una certa consuetudine -, il doge veneziano Domenico Michiel porta via da essa in patria con un consistente bottino di tesori e di oggetti anche il corpo di S. Isidoro36, ma, nell'accavallarsi convulso di vicende, all'occupazione transitoria dei Veneziani subentra il ritorno a Chio dei Comneni. Siamo nel 1144: è probabile che sia l'anno della seconda traslazione delle spoglie di Tommaso, da Edessa a Chio. Ma perché la scelta della nuova dimora cade proprio su Chio? Le ragioni ci saranno, però non risultano documentate. Una prima ragione potrebbe identificarsi nella preoccupazione degli Edesseni di porre in salvo il corpo dell'apostolo, che ancora gelosamente custodiscono dopo il saccheggio della città; si potrebbe ravvisare una seconda ragione nella maggiore garanzia accreditata ad un'isola anziché ad una località della terraferma; una terza ragione potrebbe consistere nella distanza limitata di Chio dal continente: circostanza - questa - importante per gli Edesseni che sono, sì, costretti a fuggire e desiderano mettere al sicuro i resti dell'Apostolo, ma sperano anche di tornare presto in patria con le reliquie.

Un'altra ragione potrebbe identificarsi nella presunta garanzia di sicurezza riposta dagli Edesseni e dai crociati superstiti nel regno di Bisanzio ora che Manuele Comneno si è annesso il principato di Antiochia e quindi su Chio si è ristabilito il dominio bizantino37, ma l'anno 1144, quale data della seconda traslazione, non è suffragato da alcuna testimonianza diretta, perciò resta probabile ma non provato. Comunque, è fuor di dubbio che i resti mortali dell’apostolo Tommaso abbiano trovato dimora a Chio - la terza -, nella chiesa a lui dedicata, in prossimità del mare, e - com'era avvenuto con lo «stratelates›› Anatolio in Edessa - siano state sistemate in un'urna d'argento: lo dichiarano e lo attestano nell'atto pubblico redatto dall'avvocato Giovanni Pavone di Bari e rogato a Bari dal notaio Nicola, barese, il 22 settembre 1259, «Dominus Sabarus Sabasto da Metellino de Romania et Angifaleonarius dudum electus Abbas Ecclesie sancti Thome de Chio, et Michael Cursentilus de eodem Chio, qui Iuspatronatus in eadem Ecclesia se habuisse dixerunt et Stefanus eiusdem Ecclesie sancti Thome Clericus, et Constantinus de eodem Chio Procurator dudum in eadem Ecclesia,  coram nobis Castrum Bari, in quo captivi morabantur...››38.

Questi Scioti dichiarano ed attestano inoltre nello stesso atto pubblico che «scimus, et etiam a progenitoribus nostris successive instructi sumus, quod ad supplicationem, et petitionem civium, et habitatorum Insule predicte, mandato Illustrissimi quondam Domini Alexandri Romanorum Imperatoris memorie recolende, qui Dominium tunc temporis in Perside partibus triumphaliter obtinebat, dictum corpus Beati Thomae Apostoli de India reverenter apud predictam Chion Insulam translatum fuit, et in vase argenteo eo tempore collocatum in predicta Ecclesia circa mare: sed veniente ad partes illas pluries Venetiar. Navigia, cum non possent Dei, et prephati Apostoli eius virtute predictum ipsius corpus ex inde nullo modo amovere, argentum, in quo erat reconditum asportaverunt: cuius traslatio sexta die intrante mense Octobris in predicta Insula devotissime celebratur. Fatemur et quod idem prephatus Thomas Apostolus multa apud Chion Domino cooperante miracula, et innumerabilia operatus est, eijciendo a corporibus obsessis demonia, surdis reddendo auditum, mutis sermonem, et alios multos infirmos a diversis infirmitatibus liberando: multos tandem etiam cum Vascellis, et navigys nomen Beati Thome Apostoli invocantes puro animo, et corde credulo a maris periculis liberavit...››39.

Nell'atto pubblico testé citato, però, Edessa è ignorata. Come mai – si chiede il Politi - gli Scioti nel 1259 «ignorando a piè pari Edessa, si rifanno all'India come luogo del precedente sepolcro, e al Severo quale munifico donatore delle Reliquie di S. Tommaso? Indubbiamente in tale frasario deve ritrovarsi o la preoccupazione degli abitanti di Scio (del sec. XIII) di nascondere il luogo di provenienza - Edessa - per timore di una forzata restituzione (e in questo caso sarebbe stato per loro una credenziale fortissima il dire di aver ricevuto il Corpo di un Apostolo nientemeno che da un imperatore di Roma!) o il desiderio di riallacciarsi al luogo stesso della morte e della prima sepoltura di S. Tommaso, come titolo di onore e di autenticità. Del resto, se cosi non fosse, come spiegheremmo l'illustre e secolare tradizione edessena riguardante il possesso del corpo di S. Tommaso, da S. Efrem al Chronicon edessenum, dalla Passio S. Thomae al Liber in gloria marthyrum, fino alla Historia rerum... di Guglielmo arcivescovo di Tiro?››40.

All'inizio del sec. XIII, espugnata Costantinopoli, si fonda l'Impero di Romania, cui è assegnata Chio, ma anche questa - come la maggior parte della Romania - cade sotto il controllo di Venezia; solo tra il 1251 e il 1261 l'isola è contesa con alterne vicende a Venezia da Genova. Nel 1258, Manfredi, governatore dell'Italia meridionale, invia una spedizione in aiuto di Michele II Angelo Comneno despota di Epiro contro Michele Paleologo imperatore di Nicea. A tale spedizione partecipa - non risulta se per precetto o per invito - anche Ortona con tre galee, che, al comando dell'ammiraglio Acciaiuoli, approdano a Chio. Da Chio saccheggiata gli Ortonesi prelevano, nello stesso 1258, le reliquie dell'apostolo Tommaso che collocano poi nella chiesa di S. Maria in Ortona.

A questo punto è opportuno sottolineare che, per i riferimenti connessi alla partecipazione ortonese alla spedizione di Manfredi e alla sosta a Bari e al ritorno in Ortona delle tre galee con le reliquie di S. Tommaso, la bibliografia si è accumulata lungo i secoli. In essa occupano un posto di rilievo le monografie di storia locale che nella trattazione di argomenti comuni a volte indulgono alla ripetizione, con variazioni anche contrastanti e fuorvianti. Certamente esse, nel loro insieme, costituiscono un sussidio tutt'altro che trascurabile quando evidenziano adusata esperienza interpretativa di memorie manoscritte, di codici e testamenti, di istrumenti notarili e decreti e rogiti vescovili e non sono soffocate dalla esuberanza della leggenda o non procedono da premesse indiziarie. In caso contrario, impongono prudenza estrema nella disamina, perché non rari sono i lavori di compilazione, di seconda mano, germinati da intelletto d'amore o dall'ansia di concorrere ad illustrare mediante una presunta «letteratura dell’argomento›› storie locali, nelle quali sovente la puntigliosa pazienza tipica di certi raccoglitori di notizie cittadine prende il posto della disciplina metodologica e del concetto direttivo. Trascurando opuscoli vari e panegirici, ricorrono maggiormente nella bibliografia opere quali Traslazionì e miracoli del glorioso S. Tommaso (Fermo 1576) di G.B. de Lectis; Vita e traslazione dell 'apostolo S. Tommaso (Napoli 1713) di G.A. de Fabritiis; Scoverte patrie... nella regione frentana (Napoli 1809) di D. Romanelli; Amministrazione municipale della città di Ortona a Mare (Lanciano 1899) di G.Bonanni; Storia della regina Giovanna (Lanciano 1904) di N.F. Faraglia; Appunti cronologici per la storia di Ortona-Mare (Ortona a Mare 1909) di F.P. Recchini. Attualmente si cerca di trarre a luce dalla confusione ciò che di apprezzabile è riscontrabile nella poligrafia del passato per una storiografia da produrre all'insegna della robustezza della investigazione. Di qui la preminenza che d'obbligo si dà - nel nostro caso - all'atto pubblico testimoniale dianzi citato, dal quale si evince che, per indagare sulla verità di quanto hanno riferito l'ammiraglio Leone Acciaiuoli e gli Ortonesi protagonisti del prelevamento dei resti di S. Tommaso, la Municipalità di Ortona manda a Bari 1'avvocato Guglielmo (probabilmente perché uomo di legge e concittadino degno di fiducia), per interrogare «apud castrum Bari, in quo captivi morabantur›› alcuni Scioti fatti prigionieri l'anno prima durante il saccheggio di Chio e costretti a venire in Italia con i vincitori.

L'avvocato Guglielmo fa redigere un pubblico istrumento sulle dichiarazioni di quei prigionieri «conscriptum... per manus Nicolai publici Notarij» che, munito della firma dell'avvocato Giovanni Pavone, dei testi e del sigillo notarile, egli riporta ad Ortona, dove tuttora si conserva nella biblioteca della cattedrale. Disponiamo, quindi, di una fonte, perciò attingiamo direttamente da essa ed atteniamoci alla versione dei fatti così come in essa sono esposti:

 

«...presente nobiscum Iudice Gugllo de Ort., Nuncio Universitatis pred.e Ortone, qui ab hominibus Orton missus erat ad indagandam veritatem super corpore Beati Thome Apostoli Jesu Christi, quod homines Orton qui cum Galeris tribus diete terre Orton fuerunt cum stolio Domini nostri Manfredi Excellentissimi Regis Sicilie Galearum, et aliorum vascellorum in Romania fideliter, et laudabiliter a predicta Ecclesia Sancti Thome Apostoli astulerunt, sita apud Chion insulam, cum pila marmorea, in qua dictum corpus Beati Thome Apostoli conditum erat, quod dictum corpus Beati Thome in preda Eccl.a, in pila marmorea fuerat collocatum, et ibidem dictus Beatus Thomas Apostolus Christi multa miracula operatus est temporibus, quibus apud d.a Eccl.a Beatissimum corpus est conditum, et collocatum permansit.

Dixerunt etiam, et confessi sunt, quod predicti homines Orton, qui cum predictis Galeris fuerunt apud Chion insulam abstulenint a pred.a Ecclesia predictum corpus Sancti Thome Apostoli, nec non et pilam marmoream, in qua dictum corpus conditum, et repositum erat, et involventes corpus ipsius, et reliquias in Syndone munda reposuerunt illud in cassa lignea, et imposuerunt illud in una Galera illarum trium Galearum Orton ad ducendum ipsum apud Orton, nec non et dictam pilam marmoream in qua dictum corpus conditum, et repositum erat, predictis Angifalconario, Thoma de Chio, Stephano, et Constantino predicta videntibus, et lugentibus pro dolore. Nos etiam predicti Sabarus Sebasto, Angifalconarius, Thomas, Michael, Stephanus, et Constantinus predicta vera esse fatemur... Iuramentum etiam sponte ad Sancta Dei Evangelia, predicta omnia, que per nos de Beatissimo Sancto Thoma didìsunt, ñdeliter vera esse. De quibus omnibus ad petitionem supradicti Iudicis, Guglli presens publicum scriptum testimoniale conscriptum est per manus Nicolai publici Bari Notarij, nostra, qui supra Iudicis, et subscriptorum testium subscriptione munitum, quod scripsi ego predictus Nicolaus Notarius, et -meo consueto signo signavi... Hoc, et tale adest signum originale.

lohannes Pavonis Baren Iudex.

Nicolaus Notarius Benedicti filius.

Petrus Marsilij filij.

Ioannes Nicolaus Publicus Bari Notarius.

Bisantius Govorrenij filius.

Iacobus Stephani Bulizani filius.››

Dunque, le reliquie di S. Tommaso apostolo si trovano in Ortona a Mare dal 1258; a dispetto del sacco dei Turchi (1-2 agosto 1566)41, dell'invasione francese (18 Febbraio 1799)42, delle devastazioni tedesche (settembre-ottobre 1943) e dell'occupazione canadese (1943-44)43, sono custodite nella cattedrale – nella cripta a lui dedicata - insieme alla  pietra di marmo calcedonio, che è quella trasportata da Chio, in cui è praticato un foro, la fenestella confessìonis.

L'immagine in rilievo dell'apostolo è nel mezzo della pietra di marmo sulla quale è scolpita l'iscrizione: .

NOTE

Mark  J.B. Chabot, L'autodafé des livres syriaques du Malabar, in Florilegium ou recueil de travaux d'érudìtion dédiés à M. le marquis Melchior de Vogüé à I'occasion du quatre vingtiême anniversaire de sa naissance, 18 octobre 1909, Paris 1909, 613-23.

2 F. Roz, Relação da Serra, 1604, British Museum Add. Ms. 9853, fol. 90; A. DE GOUVEA, Iornada do arcebispo de Goa Dom Frey Aleìxo de Menezes Primaz da India Oriental religioso de S. Agostino, quando foy as Serras do Malavar..., Coimbra 1606; J .F. RAULIN, Historia Ecclesíae Malabaricae cum Diamperitana Synodo, Romae 1745; Bernard Sr Thomas, The Christians of St Thomas, Mannanam 1921; Antao Gregorio Magno, De Synodi Diamperilanae Natura atque Decretis, Goa 1952; J. Thaliath, The Synod of Diamper, Roma 1958.

3 Cfr. J .S. e É.É. Assemani, Bibliothecae apostol. Vatic. codicum mss. catalogus, t. Il,

Romae 1758; É. Tisserant, Specimina codìcum orientalium, Roma e Bonn 1914; G. LEVI

Della Vida, Ricerche sulla formazione del più antico fondo di manoscritti orientali della Bi-

blioteca Vaticana, in Studi e Testi, n. 92, Città del Vaticano 1939, 176, 187-189. V. anche I.

Alenchery, The Malabar Church, ed. da Iacob Vellian, Roma 1970, 73-86.

4 PJ. Podipara, The Thomas Christians, London 1970.

5  In Genesim, III, PG, XII, 92.

6 O. Hophan, Gli Apostoli, trad. dal tedesco di G. Scattolon, Torino 1951, 173 sgg.

Storia Eccl., III, 1, PG, XX, 213-216 (ora, anche E. di Cesarea, Storia Eccl. e i Martiri

della Palestina - testo greco con trad. e note di G. Del Ton, Roma 1964).

PL, XXI, 478.

9  Storia Eccl., PG, LXVII, 125-126.

10  PG, XXXVI, 227.

11 PL, XIV, 1143.

12 PL, XX, 963.

13 PL, XXII, 589.

14 Poemata, XIX, PL, LX1, 514.

15 PG, 1, 1415.

16 Cfr Cosmas Indicopleustes, Topographia Christiana, III, 65, PG, LXXXVIII, 169;

 éd. W. Wolska-Conus (Sources Chrétiennes 141), Paris 1968-1973, 3 t., 503; P. Pericoli 

Ridolfini, Oriente Cristiano, Roma 1977, 45.

17 A. MINGANA, The early spread of Christianity in India, «Bulletin of the John Rylands

Library», X (1926), 489-495.

18  A. Politi, Ortona, Lanciano 1974, 42, nota 11.

19 Cfr. Podipara, op. cit., 27-28.

20 Per le origini del cristianesimo in Osroene, si rimanda alla bibliografia scelta da I. Ortiz de Urbina., Patrologia Syriaca, Romae 1965, 13 sgg. e si aggiunge A. Avax Vartan Angiarakian, Notizie storiche sulla città e sede episcopale di Edessa, Roma, Stab. tipogr. G.A. Betinelli, s.d..

21 I. Ortiz de Urbina., Il viaggio di S. Tommaso in India, in «Alma Mater», Roma 1952, 9.

22  In Ep. ad Hebr. XI Homil. XXVI, 2, PG, LXIII, 179.

23  A.A. BEVAN, The Hymn of the Soul contained in the Syriac Acts of St Thomas, Cambridge 1897; G. Bornkamm Mythos und Legende in den Apacryphen Thomas-Akten, Göttingen 1933; A.F.J . KLUN, The Acts of Thomas. Introductio - Text- Commentary, Leiden 1962;

Acta Thomae. Die alten lateinischen Thomasakren..., Berlin 1977.

24 S. Ephraemi Syri, Carmina Nisibena, ed. G. Bickell., Lipsiae 1866, 163, nota 1.

25 I. Ortiz de Urbina, op. cit., 71.

26 Ibidem.

27 V. J .S. Assemani, Bibliotheca Orientalis Clementina-Vaticana, t. I, 387-417 (testo e vers. lat.); L. HALLIER, Untersuchungen über die Edessenische Chronìk, Leipzig 1892 (testo e vers. ted.); Journal of Sacred Literature, 1864, vol. 5 (new ser.), 28 sg.; R. Duval., Histoire politique, religieuse et Iittéraire d'Edesse, Paris 1892; I. Guidi, Chronica Minora, in CSCO, Scriptores Syri, ser. III, t. IV, Parisiis-Lìpsiae 1903, 1 sgg.

28  I. Guidi, cit., 6.

29  Ibidem, 7.

30  In Mon. Germ. Historica Script. Rerum Merov., Hannover MDCCCIXXXV, t. I, 507.

31 I. Ortiz de Urbina, Il viaggio di S. Tommaso in India, cit., 10.

32  PL, CC, 384-386.

33 Historia rerum in partibus transmarinis gestarum..., PL, CCI, passim.

34  E.A. Vlasto, Les Giustiniani dynastes de Chios. Étude historique, par K. Hopf, Trad.de l’allemand. Paris 1888; 

D. RODOKANAKES,  - , Sira 1900; G.I. ZOLOTAS, , 5 vol., Atene 1921-28; 

G. Hofmann, Vescovadi cattolici della Grecia,I- Chios, Roma 1934; PH. P. ARGENTI, Bibliography of Chios, Oxford 1940.

35 Ph  P. ARGENTI, The Massacres of Chios described in contemporany diplomatic reports, Oxford 1932.

36 C. CERBANI Traslatio martyris Isidori a Chio in civitatem Venetam, iunio 1125, Ediz. Recueil des historiens des Croisades - Hístoriens Occidentaux, V, Paris 1845.

37 A. Politi, Ortona, cit., 64-65.

38 L'originale in pergamena si conserva nella biblioteca della cattedrale di Ortona a Mare

39 Ibidem.

40 A. Politi, Ortona, cit., 66.

41 V. Atto pubblico notaio Massari, Ortona, 22 settembre 1259, nella biblioteca della cattedrale di Ortona a Mare.

42 V. Atto pubblico (provvisorio) notaio La Valle, Ortona, 19 Febbraio 1799 e atto pubblico notaio La Valle, Ortona, 26 aprile 1800, entrambi nell'archivio notarile di Lanciano.

43 V. Atto pubblico notaio Pettinelli, Ortona, 20 gennaio 1944 (Verbale di constatazione - copia n. 2026 del repertorio generale) nella biblioteca della cattedrale di Ortona a Mare. Atto pubblico notaio Pettinelli, Ortona, 30 Agosto 1949 (registrato in Orsogna il 2 settembre 1949 al n. 138 mod. I vol. 66) nella biblioteca della cattedrale di Ortona a Mare. Verbale canc. vescovile, Ortona, 17 marzo 1952; Verbale arcivesc., Ortona, 28 aprile 1952 e verbale arcivesc.,

Ortona, 28 aprile - 2-3 maggio 1958, nella biblioteca della cattedrale di Ortona a Mare.

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