Ricognizione scientifica

testo integrale sulla rimozione del cranio

Dalla DICHIARAZIONE VESCOVILE CIRCA LA RIMOZIONE DELLA RELIQUIA DEL CRANIO 
(dal verbale consegnato il 13 settembre 1983)


Il giorno 12 settembre dell'Anno Santo della Redenzione 1983, alle ore 16, nella Cattedrale di Ortona, si è proceduto all'estrazione della Reliquia del Cranio dell'Apostolo San Tommaso dal busto argenteo custodito nell'urna posta al centro dell'altare nella cappella a Lui dedicata…. Rotti i sigilli, dice S.E. l'Arcivescovo Mons. Enzio d'Antonio, ho estratto il Cranio dell'Apostolo. Un frammento bruciacchiato di reliquia è stato rinvenuto tra la stoffa che riveste all'interno la testa del busto argenteo; un pezzo di mandibola, rabberciato con nastro adesivo, era legato in qualche modo ad un nastro di seta rossa.
Terminata l'operazione, alle ore 18 il busto argenteo è stato ricollocato nell'urna.
Il Sacro Cranio è stato preso in consegna e trasferito in luogo sicuro.

VERBALE DELL'ASSEMBLEA DEL POPOLO ORTONESE
( del 21 dicembre 1983 )


La sera del 21 dicembre 1983 - 40° anniversario della distruzione della Cattedrale - Terminata la celebrazione eucaristica , il Vescovo Enzio d'Antonio commemorava il drammatico avvenimento e quindi faceva una relazione all'assemblea del popolo ortonese, convocato per la circostanza, sui lavori del restauro eseguiti nel 1982 e 1983.
 "Noi abbiamo", ha detto l'Arcivescovo, "il privilegio di conservare da 725 anni le insigne reliquie di un Apostolo del Signore”.
Nel corso dei secoli le ossa di San Tommaso, pur custodite sempre con la massima cura, sono state oggetto di varie peripezie e persino di gesti sacrileghi, come è accaduto nel sacco dei Turchi (1566) e in quello dei Francesi ( 1799). Ai nostri giorni si stanno verificando furti di busti e di statue d'argento di santi. Di fronte a questi tristi fenomeni -continua Sua Eccellenza- non potevamo rimanere indifferenti e perciò,  ho convocato il capitolo per procedere con urgenza all'attuazione delle opportune misure per la custodia della reliquia del Cranio e del Busto che lo conteneva.''
Il progetto prevede una ricognizione scientifica delle ossa di San Tommaso, per assicurarne anche la conservazione; Il Corpo sarà ricomposto in un'urna trasparente, sarà esposto alla venerazione dei fedeli.
I presenti alla assemblea del popolo hanno applaudito lungamente con emozione, quale segno di consenso al progetto.
L'Arcivescovo conclude, ringraziando il popolo e dicendo: "La nostra Cattedrale rimane simbolo della chiesa che vi si raduna è richiamo e monito all'unità di mente, di cuore e di azione, per tutti coloro che hanno accolto la parola di Dio e hanno partecipato all'unico pane per formarne, pur essendo molti un corpo solo (cfr. 1 Cor. 10.17 )".
Il progetto viene avviato con la richiesta del 10 gennaio 1984, da parte del Vescovo, al Presidente dell'Associazione Archeologica Frentana di Ortona di occuparsi della sua realizzazione. Il prof. Nicola Iubatti, a nome dell'Assocazione, nella lettera del 30 gennaio 1984 comunica la piena disponibilità dei membri ad iniziare e condurre a buon fine l'opera.
Il 4 aprile del 1984 si riuniscono il Consiglio Direttivo dell'Associazione Archeologica Frentana, Sua Eccellenza Mons. Enzio d'Antonio, il professor Arnaldo Capelli, Preside della Facoltà di Medicina dell'Università di Chieti, il prof. Fulvio Della Loggia , della stessa Università, per una ricognizione della reliquia del cranio dell'Apostolo San Tommaso e per studiare il trattamento più opportuno per la sua sicura conservazione.
Il 22 agosto 1984, nella Cripta situata sotto l'altare Maggiore della Cattedrale, vengono aperti il sarcofago e la cassetta contenente le reliquie.

Constatata l'integrità dei sigilli dell'urna metallica, questa viene aperta, viene letta la pergamena che ricorda la ricognizione effettuata nei giorni 28 e 29 aprile 1958, vengono tolti altri sigilli e, dopo la venerazione, le reliquie vengono consegnate all'esame dell'équipe medico-scientifica, per una prima osservazione e poi vengono portate nel Palazzo Arcivescovile opportunamente attrezzato, come risulta dal verbale di trasferimento, dello stesso giorno.

Nello stesso giorno l'équipe medico-scientifica, costituita dai signori: prof. Dott. Arnaldo Capelli, il prof. Dott. Sergio Sensi, prof. Dott. Luigi Capasso, il prof. Dott. Fulvio Della Loggia, Sergio Salvatore, laureando in Medicina, su invito dell'Arcivescovo Enzio d'Antonio, avvia una ricognizione preliminare delle reliquie e si procede ad una prima pulizia e all'assemblaggio dei frammenti, che risultano combacianti.
Al prof. Capasso viene consegnata una scheggia della pietra tombale, detta volgarmente "pietra calcedonia'', perché venga sottoposta ad indagini di laboratorio. 

Il 21 dicembre 1984 la Commissione consegna al Cancelliere Vescovile, mons. Tarcisio Frezza, la relazione definitiva.

PERIZIA ANTROPOLOGICA SUI RESTI DELLO SCHELETRO "SAN TOMMASO L'APOSTOLO" CONSERVATI NELLA CHIESA CATTEDRALE A ORTONA (CHIETI)

Il giorno 22 agosto 1984 fummo convocati da Sua Eccellenza Monsignor Enzio d' Antonio che ci affidò l'incarico di procedere ad una ricognizione sulle "Reliquie di San Tommaso" allo scopo di accertarne lo stato di conservazione dei resti, per garantirne la migliore e più lunga conservazione. Nell'occasione ci è stato altresì affidato l'incarico di eseguire perizia antropologica allo scopo di stabilire:

  1. il numero degli individui rappresentati;
  2. individuazione dei segmenti scheletrici conservati e sicuramente riferibili al cranio "di san Tommaso" conservato a parte;
  3. attribuzione di sesso, di età alla morte e di epoca della morte del complesso di segmenti scheletrici congruenti col suddetto cranio;
  4. rilievo di eventuali condizioni patologiche;
  5. riordino del materiale scheletrico dell'individuo in oggetto, allo scopo di una razionale      conservazione.

RICOGNIZIONE DEI RESTI:

All'apertura della cassetta metallica contenente i resti abbiamo potuto osservare che gli stessi erano raccolti all'interno di una sacca costituita con un drappo rosso e versavano in uno stato di estrema frammentarietà. Sia il rivestimento interno della cassetta metallica che il drappo rosso presentavano colonie macroscopiche di microrganismi non meglio identificati: le stesse colonie sono state trovate anche nei segmenti scheletrici. Il materiale di detta cassetta è stato trasferito presso i locali dell'episcopio, dove si trovavano il calvario e la mandibola di "san Tommaso".

Ai quesiti postici al momento della convocazione rispondiamo preliminarmente con le seguenti proposizioni riassuntive: 
1. la cassetta metallica conteneva resti scheletrici in pessimo stato di conservazione e che avevano sicuramente subito l'azione diretta del fuoco, appartenenti ad almeno due individui uno dei quali era ampiamente rappresentato ed era certamente lo stesso soggetto cui apparteneva il cranio "di san Tommaso" e il reliquiario di orbita sinistra "di san Tommaso" nonché il reliquiario della mano;

 

2. i resti scheletrici appartenenti al suddetto soggetto è di un longitipo, con ossatura genericamente gracile, di statura 160/170 cm., di età scheletrica compresa fra i 50 e i 70 anni, con caratteri sessuali secondari scheletrici di tipo maschile, affetto fra l'altro da una malattia reumatica che molto probabilmente è inquadrabile come spondilo-artrite anchilopoietica di Strumpell-Marie.