Traslazione

MYLAPOUR
La prima testimonianza circa il sepolcro di San Tommaso in India ci viene fornita da S. Efrem il Siro, che visse tre secoli dopo il martirio dell'Apostolo. Egli ne fa menzione in Sancti Ephrem Syri Hymni et sermones (de Thoma apostolo: V, VI, VII, VIII).
La seconda è contenuta nell'apocrifo "Acta Thomae" che, però, localizza predicazione e martirio di San Tommaso nel territorio dell'India nord-occidentale.
Altra testimonianza è poi data dalla "Cronaca anglosassone" che, nel riferire alcuni avvenimenti d'Inghilterra del sec. IX (885), parla del re Alfredo che, nel difendere Londra assediata dai danesi, emette il voto di spedire ricchi donativi ai santuari lontani e a quello indiano di San Tommaso.
Nessun'altra notizia si ha nei secoli dal IX al XII; ma, "ormai la cristianità europea è divisa dall'India dalla muraglia non facilmente valicabile del dominio musulmano. Essa ripete fedelmente la vecchia tradizione di San Tommaso, senza però sapere quel succede oltre il sipario islamico".
Marco Polo ne Il Milione parla della tomba di San Tommaso che egli ha venerato in India, nella regione del Malabar, chiamando i suoi abitanti "cristiani di San Tommaso".
Nello stesso secolo il grande Missionario ed esploratore Giovanni da Montecorvino dice di aver visitato nel 1292 la tomba di San Tommaso in India. Simile atto di venerazione è compiuto altresì dal francescano b. Odorico da Pordenone nel 1324.
Per venti secoli la tradizione costante e mai smentita del martirio di San Tommaso in India ha un peso così cospicuo di attendibilità per cui sarebbe assai improbabile asserire il contrario.
Mylapour o Calamina? - Dove va ricercato il luogo del primo sepolcro di San Tommaso? 
In diversi documenti si parla di Mylapour, il cui nome (Malai-puram) significherebbe "città del monte", indicando così il luogo del martirio dell'Apostolo (oggi noto come "monte di San Tommaso").
Di Calamina si comincia a far menzione dal sec. VII; S. Isidoro di Siviglia (636), infatti, dice: "in verità essendo trafitto da una lancia egli morì in Calamina città dell'India, e ivi fu onorevolmente seppellito il XII (giorno) prima delle calende di gennaio (=21 dicembre). Il Breviario romano (festa di San Tommaso, 21 dicembre, prima della riforma liturgica) faceva menzione di Calamina come luogo dell'India dove l'Apostolo soffrì il martirio e fu sepolto. Posta fuor di dubbio l'esistenza di una città con questo nome ci si domanda dove collocarla. Oggi la località Calamina non esiste in nessun luogo dell'India. E allora? O la città, lungo i secoli, cambiò il nome primitivo o fu distrutto. Entrambe le ipotesi sono state prospettate da autori relativamente recenti, la più interessante è del Medlycott (1838-1918) - Vicario Apostolico di Trichur-Kerala - che individuò la località in San Thomè da Meliapore eretta a Sede Vescovile fin dal 1606.

EDESSA
Le stesse fonti sin qui esaminate ci informano che le Ossa di San Tommaso dall'India furono trasferite altrove. Gli "Acta Thomae" (nel testo siriaco) dicono testualmente: "uno dei fratelli prese segretamente le Reliquie e le portò in occidente"; nel testo greco, invece, essi recano un'ulteriore indicazione esplicativa facente riferimento alla Mesopotamia; il "de miraculis b. Thomae apostoli" è ancora più esplicito riguardo alla località e cita chiaramente la città di Edessa. Infine la "Passio S. Thomae" è ancor più circostanziata geograficamente e storicamente: "tornando vincitore l'imperatore Alessandro Severo dalla guerra contro i persiani, con la sconfitta del re Serse, i siri lo supplicarono di mandare qualcuno presso i re indiani affinché consegnassero il corpo ai cittadini edesseni. E così avvenne che il corpo dell'apostolo fu portato via dall'India e collocato nella città di Edessa, in un'urna argentea sospesa con catene pur esse d'argento". La testimonianza ineccepibile di S. Efrem il Siro ci ha conservato il nome di quel trafugatore, Kabin: sappiamo di lui che era un mercante edesseno, che spesso trafficava in India e che durante uno dei suoi viaggi ebbe modo di ammirare e venerare il sepolcro di San Tommaso, maturando in sé l'idea del trafugamento. Conoscendo la data della vittoria dell'imperatore Severo sui persiani (anno 230) si può datare la prima traslazione che ebbe luogo il 3 luglio 230. I buoni uffici, interposti dall'imperatore per la concessione delle Reliquie, servirono ad avallare ancor più credito alla furtiva sottrazione. Nel 373 venne edificata e dedicata a San Tommaso una grande chiesa: l'evento è riferito con dovizia di particolari dal "Chronicon Edessenum". Anche San Gregorio di Tours, nel secolo VI, descrive minutamente la morte e la sepoltura di san Tommaso in India e la susseguente traslazione a Edessa.
Dal secolo VII riprendono però per la città di Edessa i disastrosi periodi della occupazione straniera: persiani, bizantini e arabi, proseguiti fino al 1143, anno in cui maturò la violenta e definitiva reazione musulmana, capeggiata dall'emiro Imad al-Din Zinchi. Il 13 dicembre 1144 segna la data della capitolazione di Edessa. Chiese e case furono saccheggiate e distrutte; i cristiani e i crociati scacciati o uccisi; i corpi dei santi profanati e molti anche dispersi. Durante quei terribili sconvolgimenti quale sorte toccò alle Ossa di San Tommaso?

KIOS
In seguito alla completa distruzione di Edessa, nessun'altra fonte localizza la tomba e le Ossa di San Tommaso in città. Alla distanza di 113 anni fu vergato un Documento che è tuttora fondamentale per il prosieguo dell'aggancio storico. Pur mancando in esso esplicito riferimento alla città di Edessa vi si afferma: "il corpo del beato apostolo Tommaso…fu trasportato con riverenza nell'isola di Scio". 
Perché proprio a Kios e quali furono le circostanze che determinarono tale traslazione? 
Menzione della suddetta isola viene fatta in Atti 20,11, allorché si narra di San Paolo che nel 58, dopo aver evangelizzato la Troade e aver toccato Mitilene, era sbarcato a Scio. Sappiamo inoltre che verso la metà del 3° secolo vi subì il martirio S. Isidoro e che a partire dal secolo V vi era stabilita la gerarchia ecclesiastica: infatti nel Concilio di Calcedonia (451), in quello di Costantinopoli (680) e in quello di Nicea (787) gli "Atti" risultano sottoscritti anche da un Vescovo di Scio.
Torniamo, però, al nostro Apostolo che avevamo lasciato a Edessa mentre infuriava l'incursione musulmana. La necessità di porre al sicuro le Sacre Ossa indirizzò, probabilmente, gli edesseni a spingersi verso occidente, cioè nel regno di Bisanzio, nel tentativo di sottrarle a sicura profanazione. Sulle motivazioni che spinsero a scegliere in particolare l'isola di Kios non ci è dato sapere, possiamo soltanto avanzare delle congetture; da un "Documento" conosciamo, però, la data della traslazione, che avvenne, ad opera dei Crociati, il 6 ottobre 1144. L'isola di Kios fu disputata con fasi alterne tra la Repubblica di Genova e la Serenissima. Va segnalato che in quegli anni vi fu, da parte dei veneziani, un tentativo di trafugamento delle Reliquie, fortunatamente mal riuscito, in quanto il tempestivo allarme degli abitanti di Kios li fece fuggire ed essi riuscirono a portare con sé soltanto l'urna d'argento. 

ORTONA
Al tempo di Manfredi, Principe di Taranto, nell'anno 1258, le flotte di Venezia e Genova si scontrarono al largo di Acri per il controllo delle principali rotte di navigazione verso l'Oriente. Manfredi, figlio dell'imperatore Federico II di Svevia, inviò una flotta in appoggio ai veneziani, flotta della quale facevano parte anche tre galee ortonesi al comando del navarca Leone. Nello scontro i veneziani ebbero la meglio, conquistando, così, il diritto di saccheggiare le isole circostanti il mar Egeo, tra le quali vi era Kios (Scio) dove approdarono le galee ortonesi.
Qui l'ammiraglio, seguito da alcuni uomini, trovò un sacro edificio che conservava la tomba dell'Apostolo San Tommaso, le cui ossa erano state traslate dall'India. Da qui il proposito, come era consuetudine del tempo, di trafugare le sacre reliquie e la pietra tombale di marmo calcedonio dove era sepolto il corpo dell'Apostolo.
Il 6 settembre 1258, come documenta un'antica pergamena, le tre galee comandate dal navarca Leone sbarcarono nel porto di Ortona con il "sacro tesoro".
L'anno seguente, il 22 settembre 1259, il notaio Nicola di Bari, essendo giudice ai contratti Giovanni Pavone, raccoglieva in un solenne atto pubblico le testimonianze, rese sotto giuramento, che veramente gli ortonesi avevano asportato da Scio le Reliquie dell'Apostolo Tommaso.
Da allora, fino ai nostri giorni il corpo di San Tommaso è custodito nella Concattedrale Basilica a Ortona (CH) che, nei secoli, ha accolto numerosi pellegrini desiderosi di venerare la tomba dell'Apostolo. Per ben due volte, nel 1365 e nel 1368, Santa Brigida di Svezia ebbe la rivelazione che le ossa di San Tommaso erano conservate in Ortona e quivi si recò in penitente pellegrinaggio. Nella Bolla di canonizzazione della santa svedese del 7 ottobre 1391, promulgata da Papa Bonifacio IX, si fa pubblica menzione della presenza delle Ossa dell'Apostolo Tommaso ad Ortona. Lo stesso Pontefice in un'altra sua Bolla del 1398, concedeva il privilegio dell'Indulgenza Plenaria (Perdono) a quanti si recassero a venerare la tomba di san Tommaso il giorno 6 settembre. A questa Bolla fece seguito un'altra datata 5 luglio 1479, promulgata da Papa Sisto IV, che spostava la data per l'acquisto dell'Indulgenza alla prima domenica di maggio.