L'Apostolo nel Vangelo |
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Per delineare da vicino la figura dell'Apostolo Tommaso, andando oltre ciò che di essa la semplice religiosità popolare conosce, bisogna riferirsi essenzialmente ai Vangeli ed in particolare al quarto Evangelo, quello secondo Giovanni. In esso la figura di Tommaso si trova quattro volte (cfr. Gv 11,16; 14,5; 20,24; 21,2) e sembra avere un ruolo ben preciso all'interno di tutta la narrazione evangelica. Escludendo la citazione di 21,2, dove Tommaso viene elencato tra altri discepoli, le restanti si trovano in contesti molto importanti. La prima (Gv 11,16) è situata nel contesto del racconto della resurrezione di Lazzaro, miracolo che in tutto il Vangelo di Giovanni riveste un ruolo assai importante. E' il momento decisivo dopo il quale i giudei decidono di uccidere Gesù e, mentre i discepoli vogliono trattenere il Maestro nel timore di perderlo, Tommaso dice loro: "Andiamo anche noi a morire con Lui!". Egli pensa al pericolo reale ed attuale che Cristo corre nella Giudea ed esprime la sua prontezza a condividere tale pericolo. Già in questa prima comparsa possiamo rilevare la grandezza del nostro apostolo, poiché le sue parole sembrano sintetizzare il comune destino di tutti i cristiani: morire con Cristo per essere nuovamente vivi nella resurrezione. La seconda circostanza in cui Tommaso è in evidenza la troviamo in 14,5 quando, dopo l'ultima cena, Gesù pronuncia il suo discorso di addio ai discepoli. Tommaso chiede al Maestro: "Signore non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?" e il Signore pronuncia quella frase, "Io sono la Via, la Verità e la Vita", con la quale annuncia apertamente la sua identità. La sua domanda riflette l'ignoranza e l'ottusità dei discepoli, ma conduce Gesù a rivelare loro l'intima unione che corre tra Lui e il Padre. Tutto ciò ci dà la dimensione dell'uomo Tommaso che non conosce mezze misure e che, quindi, a ragione potrà pronunciare quella affermazione di fede che concluderà tutto il Vangelo di Giovanni: "Mio Signore e mio Dio!". Come ben si vede, la figura del nostro Apostolo, nel quarto Vangelo, emerge in connessione con i grandi temi, propri della teologia giovannea, della glorificazione di Cristo, della sua intima unione con il Padre, della sua risurrezione e della richiesta di fede. Ciononostante San Tommaso è conosciuto soprattutto per l'episodio narrato al capitolo 20 dal versetto 24 al versetto 29 di cui diamo una traduzione. v. 24 Tommaso uno dei dodici, detto didimo, non era con loro quando venne Gesù. v. 25 Gli dissero dunque gli altri discepoli: abbiamo visto il Signore; ma egli rispose ad essi: se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato non crederò. v. 26 Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa e Tommaso era con loro, venne Gesù a porte chiuse e stette in mezzo e disse : pace a voi. v. 27 Poi dice a Tommaso: metti qua il tuo dito e guarda le mie mani, avvicina la tua mano e mettila nel mio costato, e non essere (diventare) più incredulo ma credente. v.28 Tommaso rispose e gli disse.Signore mio e Dio mio. v.29 Gli disse Gesù: perché mi hai veduto hai creduto, beati coloro che pur non avendo visto hanno creduto. Il brano è la conclusione del capitolo sulla risurrezione che si compone di cinque scene due delle quali narrano la scoperta della tomba vuota e le altre due le apparizioni a Maria Maddalena e ai discepoli. L'ultima scena, quella nella quale compare il nostro Apostolo, sembra raccogliere e concludere le precedenti. Siamo nella seconda apparizione ai discepoli, avvenuta otto giorni dopo la pasqua e Tommaso mostra di essere disposto ad accogliere la testimonianza degli altri discepoli, che gli annunziano di avere visto il Signore, soltanto se controllerà fisicamente nel Risorto i segni della passione. Con infinita condiscendenza Gesù gli viene incontro e lo porta a proferire la più alta professione di fede presente nel quarto vangelo: " Signore mio e Dio mio!" Per capire tale risposta dobbiamo porla in relazione con la traduzione greca dei nomi ebraici, JHWH e Elohim, che nell'Antico Testamento erano le parole indicavano "Signore" e "Dio". La risposta che l'evangelista pone sulle labbra di Tommaso trasferisce su Cristo quanto l'Antico Testamento dice di JHWH e diventa l'esplicita proclamazione della divinità del Crocifisso-Risorto. Uno dei temi più importanti e centrali nel vangelo di Giovanni è senz'altro quello della fede, dell'incapacità e della difficoltà a credere: Nicodemo, la Samaritana, l'incomprensione degli apostoli. In particolare ciò che più difficilmente poteva essere accettato era l'identificazione che Gesù faceva di se stesso con il Padre facendosi uguale a Dio. Il tema della confessione di fede che percorre tutto il quarto vangelo trova nella professione di Tommaso la sua più alta espressione: tutti i lettori del vangelo, tutti coloro che in esso credono, fino alla fine dei tempi, sono chiamati a raggiungere la stessa maturità di fede del nostro Apostolo e, come lui, a dare la vita per il Cristo unico Signore e Dio. Tommaso, l'ultimo che ha visto il Signore Risorto, diviene il primo dei credenti, l'APOSTOLO della FEDE. Il campo di apostolato: Gli Scritti Sacri non forniscono nessuna notizia intorno alle ulteriori vicende della vita di Tommaso; gli Atti degli Apostoli, ad esempio, non hanno conservata nessuna parola di lui, non ci informano di alcuna lettera sua. Ma potrebbe egli accomiatarsi dal Nuovo Testamento in modo più bello che con la sua professione nel Signore e Dio Gesù Cristo? Le notizie della tradizione ci indirizzano tutte verso oriente, verso la terra del sole levante, anzi nella tradizione siriaca e armena egli appare quale apostolo principale dell'Oriente. Le antiche informazioni, capeggiate dallo stesso Origene (+ 253), parlano di una attività apostolica di Tommaso fra i Parti; vengono ricordati pure i popoli dei Medi, Persiani, Ircani e Bactriani, che abitavano i territori degli odierni Iran, Iraq, Afghanistan e Belucistan. Un'altra tradizione dice che Tommaso incontrò fra i Persiani gli stessi Magi che un dì avevano reso omaggio al Bimbo di Betlemme, e amministrò loro il battesimo. Tommaso si sarebbe spinto ancor più innanzi, sino cioè alla vera India odierna, ebbe a suo favore anche scrittori cattolici solo dalla metà del secolo quarto; questa notizia non è in sé inconciliabile con le più antiche; nell'India stessa è sopravvissuta sino ad oggi l'opinione che Tommaso giungesse nella regione per la "via della seta", attraverso cioè la Persia e il Tibet. Quasi negli stessi anni, molti fuggitivi giudeocristiani sarebbero arrivati per via di mare in Cochin, dove il nostro Apostolo avrebbe faticato, finché più tardi si sarebbe inoltrato nel Travancore. Una antica tradizione siriana chiama Tommaso "guida e maestro della Chiesa dell'India, ch'egli fondò e resse". I cosiddetti "cristiani di Tommaso", che sono sopravvissuti sino al nostro tempo nella costa del Malabar - quelli uniti a Roma ascendevano nel 1937 a 700.000 credenti -, vedono in questo Apostolo il loro padre spirituale. V'è anche un'altra opinione, secondo la quale egli avrebbe predicato il Vangelo addirittura in Cina; ma questa non si può dimostrare storicamente vera. |