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Il Crocifisso Miracoloso di Ortona Questa sezione è stata realizzata riproducendo fedelmente la pubblicazione:
Il Crocifisso Miracoloso di Ortona nella Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria V. e M.
a cura di Maria Cristina Ferrari

La copertina ritrae il reliquiario con ampolla contenente
il Sangue del Crocifisso Miracoloso

documenti d'epoca:
Lelio Ferrari
Archivio Walter Travaglini
reportage fotografico Tommy Della Frana

Versione integrale della pubblicazione
Il Miracolo del Crocifisso

 

    crocifisso miracoloso2   crocifisso miracoloso1

L'evento prodigioso interessa un dipinto a fresco, di epoca 1400, misure m. 1,39 per m. 1,12, che ritrae la figura di Gesù Crocifisso con la testa molto inclinata e con la ferita al costato ben visibile, da cui fuoriesce un copioso effluvio di sangue. Ai lati del crocifisso è possibile intravedere la figura della SS. Vergine Maria e dell'Apostolo S. Giovanni.
Detta immagine già venerata in epoca antecedente il segno miracoloso, si trova tutt'ora all'interno dell'Oratorio della Chiesa di S. Caterina, edificata nel 1327 e dedicata a Caterina d'Alessandria, Vergine e Martire, a cui tutti gli ortonesi soprattutto delle passate generazioni, hanno dimostrato una sincera venerazione. Annesso alla Chiesa vi era il Monastero (oggi ed. ex convento di S. Anna) nel quale vivevano le Monache Cistercensi dell'Ordine di S. Benedetto.
Nel secolo XVI, durante i quarantasei anni di regno di Solimano II il Grande, i Turchi saccheggiavano e depredavano le cittadine del litorale abruzzese. L'incursione più spaventosa si ebbe nel corso dell'anno 1566; ed è proprio in detto anno che anche la nostra città fu meta di invasione. Infatti Solimano il Grande per vendicarsi della sconfitta di Malta, i cui cavalieri capeggiati dall'eroico condottiero La Valletta respinsero l'incursione turca, armò una flotta di centoquaranta vele, tra cui centoventi galee, sotto il comando di Pialy Pascià, con il compito di seminare morte e distruzione nell'Adriatico.
Le orde saracene, dopo aver assalito e distrutto, Francavilla e Ripa Teatina, il 30 luglio del 1566 si riversarono su Ortona e la misero a ferro e fuoco, come racconta lo storico ortonese Giovan Battista De Lectis.
Prima che la torma degli invasori insediasse la città, le monache benedettine davanti all'antica e venerata immagine di Gesù Crocifisso, elevarono fervide suppliche per impetrare la protezione di tutto il popolo. Il Signore ascoltò le preghiere delle pie suore, le quali raccolte oramai da diversi giorni in profonda orazione davanti all'immagine, esattamente 48 giorni prima dell'arrivo dei Turchi, nella più intensa commozione, videro sgorgare dal costato del Gesù Crocifisso sangue vivo che venne raccolto in due ampolline e custodito.
Così le monache benedettine presagirono l'invocata protezione del cielo; infatti quando i Turchi entrarono ad Ortona, trovarono la città deserta, misero a fuoco la Cattedrale ed in parte la distrussero, ma inspiegabilmente non toccarono nè la Chiesa di S. Caterina, nè il Convento delle monache; quest'ultime rimaste sole all'interno del Monastero, (che per volere divino non fu violato) pregavano; neppure il sacro Oratorio fu sottoposto al saccheggio!

Il Crocifisso Miracoloso

IL CROCIFISSO "MIRACOLOSO"
Affresco (A) del 1400: dal costato dì questo,
sgorgò sangue vivo il 13 giugno 1566.
Ai lati: la SS. Vergine Maria (sinistra),
l'Apostolo San Giovanni (destra).

L'evento miracoloso è raccontato da diversi scrittori di epoche diverse, tutti degni di fede, tra cui Fra Ludovico da Orsogna (Orazioni panegiriche), l'Abate Paccichelli in due opere (Lettere familiari storiche ed erudite), il Dott. G. Antonio De Fabritiis, patrizio ortonese e lo storico ortonese Gian Battista De Lectis che stampò un volume sui fatti prodigiosi, dopo alcuni anni dall'accaduto. Tutti questi storici concordano nell'affermare che il miracolo avvenne il 13 giugno dell'anno 1566 ed aggiungono che ogni anno il divin Costato "mostra freschi segni a guisa di splendore, nell'anniversario solenne" (note del Paccichelli). Inoltre l'evento miracoloso è confermato dalla perenne tradizione ortonese ancora viva in tutto il popolo.
Le religiose poterono venerare la preziosa reliquia per poco tempo, in quanto nell'anno 1570, le due ampolle venivano segretamente involate dal frate confessore del Monastero, un certo Padre Basilio di Venezia dell'ordine agostiniano, il quale tre o quattro anni dopo il miracolo, venne richiamato dai suoi superiori e partì con una nave ortonese, facendo ritorno nella sua città natale e portando con sè le preziose boccette che rimasero a Venezia per molti secoli, custodite presso la Chiesa di S. Simeone Profeta.
La verità di detto furto è confermata, in primis, dalla tradizione del popolo ortonese, indi, dagli scritti di quell'epoca conservati nel Monastero e da uno scritto più recente, appartenente alla Congregazione dei Fasti Eucaristici del 20 maggio 1891, - attestante anche l'esistenza dei documenti ritrovati all'interno del Convento - in cui si legge: "questo Sangue si conserva a Venezia, e tutto ciò (il racconto del miracolo) si narra in un'antica cronaca custodita gelosamente da quelle pie suore". Lo stesso racconto del miracolo è descritto in un opuscolo di Don Teodoro dei Baroni Bonanni.
Il Vescovo Giandomenico Rebiba ed il Capitolo della Cattedrale di S. Tommaso nel 1570 scrissero al Doge di Venezia, Pietro Loredano per riavere le sacre reliquie, ma senza frutto, in quanto - dopo poco tempo - il Doge morì e soprattutto perchè all'epoca non si riuscì a sapere ove fossero custodite le due preziose ampolle, che per moltissimo tempo rimasero nascoste.
Furono esperite altre richieste sotto il pontificato di Pio X, che non sortirono effetto alcuno. In occasione dell'Anno Santo dell'Umana Redenzione del 1933, prendendo spunto dal Giubileo della Redenzione operata dal Sangue preziosissimo di Gesù Cristo, Mons. Piccirilli, Arcivescovo della Diocesi ed il canonico ortonese Prof. Eugenio Vallega, implorarono il Patriarca Card. Pietro La Fontaine, della Curia Arcivescovile di Venezia, il quale acconsentì a che venisse restituita alla città di Ortona almeno una delle due sacre ampolle contenenti la preziosa reliquia.
Ciò avvenne il 29 giugno del 1934, mentre tutto il popolo in processione solenne attendeva dopo 364 anni il ritorno del sacro tesoro, trasportato dal cacciatorpediniere "Grado" che attraccava al porto di Ortona, nel pomeriggio tra le ore 16,00/17,00 assieme al suono festoso delle campane.
Finalmente dopo tanti secoli di sospiri e di attese di tutti gli ortonesi anche delle passate generazioni, l'ampolla contenente il sangue sgorgato dal costato del Crocifisso del 1400, tornava nel luogo del miracolo a difesa e salvezza del popolo ortonese ed a tutt'oggi trovasi custodita in una nicchia di marmo all'interno "dell'Oratorio del Crocifisso Miracoloso".
Per l'avvenimento venne innalzata sul campanile dell'Oratorio, che guarda il mare Adriatico sulla passeggiata orientale, una croce luminosa il cui splendore fosse da richiamo spirituale e da sicuro baluardo dei marinai e di tutto il litorale adriatico. L'inaugurazione della croce luminosa avvenne lo stesso giorno del ritorno dell'ampolla, che fu accolta con tanto splendore.

Ampolla contenente la preziosa reliquiaParticolare raffigurante una delle due ampolle contenenti la preziosa reliquia del sangue vivo sgorgato dall'Immagine del Crocifisso. Si può notare che la "boccetta " è sostenuta da un supporto in argento, realizzato a Venezia con abile arte orafa; ali 'interno s'intravede un frammento cartaceo che reca la data 1934, anno in cui la reliquia da Venezia fece ritorno ad Ortona dopo 364 anni, trasportata dal cacciatorpediniere "Grado ".

 

 

 

 

 

Eccezionale documento storico della fine del 1700Eccezionale documento storico della fine del 1700, anonimo, che testimonia con dovizia di particolari, l'accadimento dell'evento miracoloso, avvenuto il 13 giugno del 1566, evidenziando che "in ogni ricorrenza di siffatta religiosa solennità quelle sacre vergini godono la grazia di ammirare come più rosseggianti le deperite piaghe della venerata Immagine ".

LETTURA DEL TESTO

"Memoria: Piali Pascià, spedito da Solimano II, ad impestar l'Adriatico, investì tra gli altri luoghi anche Ortona nel 1566. I Turchi vi penetrarono, la saccheggiarono e ne incendiarono molte case; e spinti da rabbia per non aver rinvenuti gli inimmaginabili tesori nel deposito di S. Tommaso Apostolo, vi appiccarono il fuoco con rovina notabile del Tempio. Gli abitanti di Ortona si erano intanto posti in salvo con la fuga, avendo insieme trasportato con loro i migliori affetti. Il Monastero di S. Caterina V. e M. ne rimase intatto: e segno di questa memoranda preservazione fu il prodigio, che piacque a sua Divina Maestà di precedentemente operare con lo sgorgo di vivo sangue dall'Immagine del Crocifisso che tuttavia si adora nel Monastero suddetto. Or la festa che annualmente si celebra a' 13 del mese di giugno è destinata a perpetuare la memoria dell'indicato miracoloso avvenimento: ed è segno di osservazione che in ogni ricorrenza di siffatta religiosa solennità quelle sacre vergini godono la grazia di ammirare come più rosseggianti le deperite piaghe della venerata Immagine prelodata ".

Frammenti di vita passata

Tela Sec. XVII

Tela (cm. 67x61, metà del sec. XVII), raffigurante il prodigio:
Gesù in croce sfolgorante sull 'altare e circondato da testine alate;
le monache in ginocchio ed in atto di venerazione (sulla destra);
una monaca, due adolescenti ed una fanciulla (a sinistra in basso);
cartiglio con la scritta "EX VOTO" (in basso a destra).

La città di Ortona custodisce presso la biblioteca comunale sei pergamene che testimoniano la presenza delle Monache Benedettine Cistercensi all'interno del Monastero di S. Caterina D'Alessandria, già alla fine del 1500.
Le pergamene, di cui alcune scritte interamente in latino ed altre, in parte, in lingua volgare, trattano principalmente di questioni di "dote" e di "lasciti" che le famiglie delle religiose cedevano con rogito notarile al predetto Monastero di Ortona.
Il cartiglio con la scritta ex voto attesta che il quadro è frutto di una donazione, probabilmente elargita a motivo di una grazia ricevuta, oppure per ringraziare il buon Dio del miracolo avvenuto il 13 giugno del 1566, recando - comunque - una testimonianza del suo reale accadimento. Infatti, la raffigurazione della tela "interpreta" l'evento prodigioso, così come gli storici delle epoche passate raccontano essere effettivamente avvenuto.
Si rammenta, altresì, che le spoglie mortali di quelle pie monache, che con la loro fede e l'incessante preghiera obbligarono il Signore a cotanto segno di predilezione, riposano all'interno dell'Oratorio del Crocifisso ed esattamente nella zona sottostante il pavimento, com'era in uso nelle epoche passate, in cui i religiosi di tutti gli ordini venivano seppelliti all'interno dei chiostri e dei monasteri.
Fino al periodo antecedente l'inizio delle opere di restauro avvenute nel 1991, all'interno dell'Oratorio era possibile accedere presso detta zona sepolcrale, tramite un'apertura collocata sul pavimento di foggia lignea; ciò a conforto del fatto che si è in presenza di un luogo dal forte richiamo spirituale.

Cenni sul complesso monumentale di Santa Caterina ed Oratorio del Crocifisso M.

Frontale esterno della Chiesa di Santa Caterina

Frontale esterno della Chiesa di Santa Caterina
d'Alessandria V. e M. del XII sec.

La Cappellina del Crocifisso miracoloso sarebbe stata costruita prima dell'anno Mille. La c.d. "porziuncola" con archi a volta in puro stile gotico con il portale rivolto ad oriente, era con molta probabilità separata dalla Chiesa principale.Successivamente la Cappellina venne allungata, forse a causa di scoscendimenti avvenuti intorno al 1506, sì da formare un corpo unico con la Chiesa.
All'interno dell'Oratorio vi è un coro in legno del seicento che fascia per intero la Cappellina; in detto sacro luogo è conservato l'antico affresco del 1400 di stile tardo gotico, dal cui costato sgorgò miracolosamente sangue vivo il 13 giugno del 1566, raffigurante il Cristo Crocifisso con ai lati la SS. Vergine Maria e l'apostolo S. Giovanni e due figure in ombra.
Dopo il restauro del 1991 è possibile ammirare anche un altro dipinto che risale al 1200 ed il suo "negativo" rimasto impresso nella parete, che raffigura - anch'esso - il Cristo Crocifisso con ai lati la SS. Vergine Maria, S. Giovanni Apostolo ed altre figure. Nel corso del 1327, sotto l'Arciprete Jacopo, venne edificato il Monastero delle Monache Benedettine Cistercensi di clausura con annessa Chiesa dedicata a S. Caterina D'Alessandria Vergine e Martire. Non è da escludere che inizialmente la Chiesa potesse essere dedicata a Santa Maria ad Basilicam e successivamente a S. Chiara ed infine a S. Caterina D'Alessandria.
La struttura della prelodata Chiesa che è possibile tutt'oggi visitare, risale al XII sec. e fino a pochi decenni fa all'interno della stessa si potevano ancora scorgere tracce di affreschi del XV sec; il portale in pietra è del XII sec. ed è probabile che appartenesse originariamente alla Cappellina dell'Oratorio. La Chiesa è formata da un'unica navata affrescata e decorata in stile barocco-spagnolo del XVII sec.
Sia il Monastero che la Chiesa erano circondati da vastissimo orto che giungeva sino alla c.d. "fonte di S. Caterina". Nei pressi dell'edificio sacro si apriva la "postierla", piccola porta che nel cinquecento veniva chiamata "porta di S. Caterina".
All'interno della Chiesa erano conservate diverse tele del pittore Giovan Battista Spinelli di scuola napoletana del milleseicento; attualmente alcune si trovano presso il museo della Cattedrale di S. Tommaso; di rilevante pregio è la tela raffigurante Santa Caterina D'Alessandria in estasi, restaurata un decennio fa a cura della Sovrintendenza ai beni architettonici di Napoli, nel cui capoluogo è stata esposta per la mostra napoletana "Civiltà del seicento a Napoli".
Alla fine dell'ottocento primi del novecento, in sostituzione delle monache benedettine, il Monastero è stato occupato dalle suore di S. Anna, che vi sono rimaste fino alla fine degli anni settanta. Attualmente la Chiesa detta anche di S. Anna, ha pianta a navata unica con annessa sacrestia laterale; il pavimento è di cemento decorato; la zona del presbiterio con balaustra è in marmo, come pure l'altare ed il tabernacolo; incassate nelle pareti laterali vi sono due nicchie con ciascuna un altare in pietra; la volta della Chiesa è affrescata da decorazioni barocche in oro di stimabile pregio artistico e vari affreschi, purtroppo rovinati dal tempo e dall'incuria.

Interno dell'Oratorio del Crocifisso

Interno dell'Oratorio del Crocifisso
Miracoloso sulla Passeggiata Orientale.
Da notare la "porziuncola" con archi
e volte ad ogiva dell'anno Mille ed il
coro ligneo del 1600 che fascia
il sacro luogo, ove vi sostavano in preghiera e
meditazione quelle monache che
furono testimoni del miracolo.

 

 

 

crocifisso miracoloso3a

 

 

Interventi di restauro

 

Affresco del Crocifisso Miracoloso

Affresco del Crocifisso Miracoloso
di epoca quattrocentesca come era
prima del restauro avvenuto nel 1991.

Nell'anno 1991 - dal mese di marzo a quello di luglio - l'Oratorio è stato sottoposto ad accurati interventi di restauro conservativo che hanno interessato sia la Cappella sia l'affresco del Crocifisso, eseguiti su iniziativa del Rotary Club di Ortona e con il coordinamento della Curia Arcivescovile. La porziuncola è stata riportata ai suoi albori, essendo stati effettuati lavori di ripulitura e rimozione dell'intonaco che copriva l'originaria struttura, facendo riaffiorare le antiche ed essenziali linee architettoniche risalenti all'anno mille, che fanno di questo piccolo luogo sacro veramente "un pezzo da museo" come ha voluto definirlo il Pastore dell'Arcidiocesi del tempo.
Riguardo l'affresco del Crocifisso miracoloso del 1400 (A), seriamente compromesso da uno stato di degrado avanzato, dovuto all'azione degli agenti atmosferici e da difetti di adesione dell'intonaco, sono stati eseguiti interventi di stacco dal muro, per porre l'affresco su di un supporto auto portante in alluminio e copertura in vetro. Indi, sono state espletate le operazioni di restauro conservativo che hanno restituito all'opera lo splendore originario della vividezza del colore, del risarcimento in stucco e quindi del ripristino estetico (velature).
Ma la circostanza rilevante, nell'economia dei lavori, è sicuramente rappresentata dall'imponderabile "scoperta" di un secondo affresco, di cui si ignorava l'esistenza, emerso esattamente nel posto sottostante l'affresco del Crocifisso miracoloso, a seguito dello stacco di quest'ultimo dal muro in cui era posizionato. Detto ulteriore secondo affresco (B) è certamente di epoca più antica, databile intorno al 1200, avente la stessa iconografìa dell'affresco (A), raffigurante anch'esso il Cristo Crocifisso con ai lati la SS. Vergine Maria e S. Giovanni Apostolo ed altre figure.

Affresco(B) dipinto del 1200

Affresco (B): dipinto del 1200
emerso esattamente nella zona
sottostante l'affresco (A)
del Crocifisso del 1400.

Il modestissimo strato di intonaco che separava i due affreschi (A) e (B) ha reso possibile anche lo stacco (dal muro) del secondo (B), che - a sua volta ha lasciato impresso nell'intonaco del muro a guisa di "negativo fotografico" un'impronta come fosse una terza pittura murale (C); quest'ultima raffigurazione, infatti, è rimasta ivi posta. Le tre immagini si trovano all'interno dell'Oratorio in stato di buona conservazione e possono essere visitate ogni venerdì, giorno in cui alle ore 17.00 il sacro luogo si apre per la celebrazione della S. Messa. E' possibile ammirare i primi due affreschi (A) e (B) posizionati su un supporto auto-portante in alluminio con teca in vetro, mentre il terzo (C) è rimasto posizionato sul muro, esattamente nello stesso posto in cui sono stati traslati i primi due affreschi.

 

 

 

crocifisso miracoloso4crocifisso miracoloso1

 

 

 

 

Venerazione e tradizioni

Il miracolo avvenuto il 13 giugno del 1566 nella nostra città di Ortona, rimane il segno tangibile della presenza viva dell'amore misericordioso di Dio, per il quale da sempre il popolo ortonese ha manifestato la propria gratitudine, testimoniata - soprattutto - dalla profonda devozione che è ancora viva tra i fedeli.
Difatti, l'Oratorio del Crocifìsso, la Chiesa di S. Caterina e il Monastero (oggi ed. ex convento di S. Anna), sono rimasti pressocchè "intatti", non solo a fronte delle incursioni turche subite, ma ancor di più, in conseguenza dei danni che la città ha patito nella prima e seconda guerra mondiale, per le quali Ortona fu quasi del tutto rasa al suolo (a ragione c.d. "la piccola Stalingrado").
Certamente il complesso monumentale rappresenta, unitamente alla Cattedrale di S. Tommaso, la memoria sacra della cittadinanza, essendo entrambi i santuari, gli unici ad aver resistito alle incurie del tempo e dell'uomo. L'Oratorio del Crocifisso, soprattutto in estate, è meta di turismo religioso, dovuto sia alla posizione amena che affaccia sulla passeggiata orientale, ma ancor di più alle visite degli ortonesi emigrati all'estero, che tornano con nostalgia ad ammirar il sacro luogo e a elevar preghiere dinanzi alla venerata ampolla. Vi sono tra gli ortonesi coloro che ricordano i momenti in cui, nell'arco della giornata, le Suore di S. Anna, presso cui frequentavano le scuole elementari o apprendevano l'arte del ricamo, non mancavano mai di far visita insieme agli scolari alla sacra ampolla, recandosi presso l'Oratorio del Crocifisso e con devoto raccoglimento e rigoroso silenzio, venivano recitate accoratamente alcune preghiere, per finire il più delle volte, con il meditare l'avvenuto evento prodigioso.
Ma ancor di più, vi è chi ancora ricorda con viva emozione il rientro della reliquia in Ortona; fu un giorno di tripudio immenso. I preparativi iniziarono quasi un anno prima.

Documento del 27 Giugno 1934

Un certo Mons. Recchini, delegato della Curia Vescovile di Ortona, in un documento datato il 27 giugno 1934, ossia due giorni prima dell'arrivo della Reliquia, scrive: "il capo del Governo si è degnato di concedere una R. Cacciatorpediniera", (nave Grado) per la cui generosa concessione la Curia inviava preghiera e protezione; si prosegue nel documento con l'enunciazione del programma per l'arrivo dell'ampolla: "Al suon delle campane, ore 17,30, il Sacro Braccio di S. Tommaso sarà portato incontro alla Sacra Reliquia del miracoloso Sangue... Dopo la duplice benedizione al mare, il corteo snoderà lungo la strada che dal Porto conduce, risalendo, fino a Piazza della Vittoria, donde procederà, secondo l'ordine stabilito, verso la Cattedrale".







Comitato Promotore del Culto al SS.Crocifisso

Venne all'uopo costituito anche un Comitato Promotore del Culto al SS. Crocifisso, il quale si impegnò a fondo per ottenere la restituzione dell'ampolla; si legge infatti nel documento riprodotto (qui a sinistra clicca per ingrandore l'immagine), datato il 20 gennaio 1934: "Mons Carbone sul giornale Cacciatorpediniere "Grado' al porto - 29 giugno 1934 l'Avvenire d'Italia ha risposto a qualunque incertezza che ancora potesse sussistere intorno al fatto compiuto del generoso irrevocabile consenso di S.E. il Patriarca di Venezia per il definitivo ritorno della Sacra Ampolla, da Ortona patriotticamente e unanimemente desiderata". Ed ancora si legge che per l'evento venne effettuato il restauro della Cappella "col nuovo rosone e con il nuovo altare", e venne realizzato il Reliquiario e l'Urna marmorea, nonchè la Croce luminosa.
La solennità liturgica della sacra ampolla, venne fatta ricadere nei primi tre giorni del mese di luglio, (mese - appunto - che il rituale della Chiesa cattolica dedica al preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo), di cui si rinvengono svariati documenti dell'epoca fino alla metà degli anni sessanta. Successivamente con la fuoriuscita delle Suore di S. Anna dal Convento, la pia pratica religiosa ha subito un arresto, determinato anche dalla chiusura della Chiesa. Solo l'Oratorio ha continuato e continua ad essere un luogo di preghiera.

Cacciatorpediniere 'Grado' al porto

Nell'anno 2002, alcuni devoti ortonesi unitamente alla Parrocchia di S. Tommaso Ap., per magnanima concessione dell'attuale Arcivescovo, Mons. Carlo Ghidelli, hanno voluto ridonare lustro e fervore alla sacra ampolla, riprendendo l'antica devozione che soleva indire ogni anno nel mese di luglio l'adorazione al Preziosissimo Sangue, come da rituale canonico romano; così la Parrocchia nell'arco dell'intero mese di luglio, ogni venerdì ha predisposto un'ora di adorazione al Preziosissimo Sangue, con l'esposizione della sacra reliquia. Stante la fervorosa partecipazione dei fedeli si è continuata la pia pratica a cadenza mensile, il secondo venerdì, a ricordo della ricorrenza.

La festa del Sangue Miracoloso

Nell'anno 2003 i ledeii hanno fatto gioiosa memoria dell'anniversario dell'evento miracoloso, con il favore dell'Arcivescovo, il quale il giorno 13 giugno, volendo essere partecipe della devozione ortonese, ha celebrato nell'Oratorio del Crocifisso miracoloso la S. Messa, con l'esposizione dell'ampolla.
Siamo grati al Signore che ha voluto gloriarci di un così insigne sigillo di predilezione ed anche che ha voluto donarci un così benemerito Pastore della nostra Diocesi, Mons. Carlo Ghidelli, su cui il popolo ortonese implora filiale benedizione celeste.

Ritorno in Ortona della Reliquia con Benedizione Apostolica di Papa Pio XI

La festa della Sacra Ampolla

Dai documenti dell'epoca, a testimonianza del ritorno della reliquia in Ortona, si rinviene l'eminente telegramma del Santo Padre Pio XI, che inviò per il tramite del Segretario di Stato, allora Card. Pacelli, (poi Papa Pio XII), all'Arcivescovo della Diocesi di Ortona Mons. Piccirilli, nel quale si legge: "Sua Santità paternamente partecipa legittima letizia Fedeli Ortona Mare per ritorno loro insigne Reliquia e per l'inaugurazione della Croce prospicente l'Adriatico, invia di cuore Apostolica Benedizione e auspica dal duplice avvenimento nuova felice rinascita spirito cristiano onde sia gloria dei privilegiati Ortonesi Gesù Crocefisso".
Ed ancora, altro insigne documento si rinviene nel telegramma che il Card. Patriarca di Venezia La Fontaine inviò all'Arcivescovo della Diocesi di Ortona, Mons. Piccirilli, nel quale si legge: "Sono assai lieto di trasmettere a V. Ecc. e al Suo popolo un'Ampollina del sangue miracoloso conservata nella nostra Chiesa Parrocchiale di S. Simeone profeta. Desidero che con l'Ampollina giungano costà gli effetti benefici del Sangue che sgorgò dal cuore del Salvatore. Voglia Vostra Ecc.za raccomandarmi al cuore del Divin Maestro. Le bacio le mani".
Dette testimonianze scritte non hanno bisogno di commento alcuno, servono solo ad evidenziare lo zelo e la devozione con cui il popolo ortonese ha richiesto ed ottenuto il prezioso cimelio che gli apparteneva.

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