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anno 2° numero 23 del 06 marzo 2011
VIII domenica del tempo ordinario /A

Liturgia di oggi

Introduzione
Ogni uomo è sempre libero di scegliere se fare il bene o fare il male. Due vie alternative sulle quali è possibile condurre l’intera propria esistenza, seppure con esiti diversi.

Non si tratta solo di assolvere dei precetti esteriori, perché per seguire l’esempio di Gesù dobbiamo far penetrare in profondità dentro di noi la sua parola che rivela la volontà del Padre, e far sì che essa diventi in noi carne e vita, la roccia sicura sulla quale edificare la nostra casa.

Prima lettura Dt 11,18.26–28.32

Io pongo davanti a voi benedizione e maledizione.
Mettere in pratica i comandamenti dati da Dio significa per il popolo vivere la propria concreta fedeltà a lui. Sia per Israele che per noi è necessario porre la Parola come norma di tutto il proprio desiderare e agire. Non è solo questione di obbedienza formale, ma modo concreto di affermare la propria scelta d’amore per colui che per primo ci ha amati.

Dal Salmo 30 Sei tu, Signore, per me una roccia di rifugio.

Rifugiarsi nel signore vuol dire essere forti. Avere in lui la propria roccia significa non rimanere mai senza appoggio.

Seconda lettura Rm 3,21–25a.28: L’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge.

L’uomo è tenuto a operare secondo giustizia, e a metter in pratica la Parola per imitare il Figlio nell’obbedienza al Padre. Ma guai a considerarsi salvati in virtù della propria buona condotta! E’ Dio che salva, per mezzo di Gesù Cristo. Se non ci riconosciamo peccatori di fronte a Dio, non possiamo accogliere il dono della sua grazia.


Riflessione sul vangelo

Gesù, nel passo del Vangelo di Matteo che la liturgia ci presenta, ci illustra il programma del Regno, e le condizioni per entrare in esso, e, tra queste, imprescindibile, è l'ascolto e l'obbedienza alla parola di Dio: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli...". Entrare nel Regno è un' immagine che significa vivere in comunione, la comunione, poi, e un fatto d'amore, che non si realizza con vuote parole, ma con le opere, ispirate alla volontà di colui che si ama, in questo caso il Padre, la cui volontà è di salvezza per tutti gli uomini. In questo progetto l'uomo entra, in virtù di una sua libera scelta, perché, liberamente, accoglie il dono di Dio; e lo traduce nel suo vissuto quotidiano, crescendo in fedeltà ed amore al suo Dio.
Si tratta, dunque, di una scelta intelligente e libera, con la quale l'uomo costruisce la propria identità profonda, dà un senso alla propria esistenza, e getta le basi del suo futuro; un futuro di felicità e pienezza, o un futuro fatto di fallimenti e dolore.
"Chiunque ascolta queste mie parole, e le mette in pratica, ci ripete, oggi, Gesù, è simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande."
E' verità perenne, e sono parole, che oggi, soprattutto oggi, devono farci riflettere, sul nostro esser cristiani, non semplicemente fedeli alla 'pratica' di un certo comportamento religioso esterno, ma all'essenza della nostra appartenenza a Cristo, il Figlio di Dio Redentore, che dobbiamo testimoniare, nel mondo, in maniera credibile e chiara.
Oggi più che mai, la testimonianza cristiana è necessaria ed urgente, come richiamo forte al valore della vita; oggi, che assistiamo allo sconcertante spettacolo di tante vite gettate, soprattutto, di tante giovani vite, costruite sul nulla, e che in un attimo vengono distrutte, mentre inseguono, vuote, assurde, pericolose illusioni.
La scelta di Dio, la sequela fedele del Cristo, non è, né può essere solo per la propria salvezza, ma deve diventare, con la testimonianza della vita, dono offerto agli altri, un dono di luce per tanti, un dono di speranza, di sapienza, di fortezza, offerto a chi percorre strade che conducono lontano dalla felicità vera, perché, quanti costruiscono la loro esistenza sulla sabbia, si fermino, in ascolto, ed aprano la loro mente, e il loro cuore a Dio, che, solo, dona amore e salvezza ad ogni uomo.

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