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anno 2° numero 36 del 12 GIUGNO 2011
PENTECOSTE

Liturgia di oggi

Introduzione
Oggi si compie una promessa per noi Cristiani: quella che Gesù ha fatto ai suoi discepoli e a tutti noi durante l’ultima cena, quando ha assicurato che non ci avrebbe lasciati soli, ma ci avrebbe inviato un altro Consolatore.

È lo Spirito Santo che ogni giorno ci testimonia l’attenzione di Dio alle nostre vicende e che ci invita a corrispondergli la stessa cura amorevole.

Prima lettura - At 2,1–11: Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare

A fondamento della comunità cristiana sta l’azione dello Spirito. Egli rinnova la memoria della vita e della parola di Gesù in coloro che confidano in Dio e li abilita alla testimonianza. Il Vangelo, infatti, è quel messaggio di pace e misericordia che è esprimibile e comprensibile in tutte le lingue del mondo.

Dal Salmo 103 - Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Ogni creatura vive nello Spirito di Dio. Senza il suo alito di vita ogni realtà è destinata a morire, compresa la comunità cristiana.

Seconda lettura - 1 Cor 12,3b–7.12–13: Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo.

Paolo si rivolge alla comunità di Corinto, la quale presta molta attenzione alle manifestazioni carismatiche straordinarie. Di fronte al rischio della spettacolarizzazione del cristianesimo, e spinto dall’urgenza di indicare principi per il discernimento fra gli autentici doni dello Spirito e le forme di esaltazione, l’apostolo sottolinea che i doni dello Spirito sono sempre posti al servizio del bene comune.

Vangelo Gv 20,19–23: Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi.

Gesù soffia sui suoi discepoli, così come il Padre aveva soffiato la vita nel primo uomo. Il dono dello Spirito Santo, infatti, è come una seconda creazione; riceverlo significa accogliere la pace di Cristo ed essere pronti a diventare a nostra volta portatori di pace.
"Alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo...» "; l'effusione dello Spirito è dono del Risorto, dono pasquale, che segna l'inizio di una nuova vita, in Cristo Gesù, il Redentore, morto e risorto per la salvezza di tutti gli uomini.
In questa domenica, di Pentecoste, con la quale si conclude il Tempo pasquale, la Chiesa ripropone alla nostra riflessione, lo stesso passo del Vangelo di Giovanni, proclamato nella seconda domenica di Pasqua; e non è da sorprendersi, perché le Resurrezione del Signore, la sua Ascensione al Padre e l'effusione dello Spirito, costituiscono un unico, insondabile, ineffabile Mistero.
Così, il passo del Vangelo di oggi, ci riconduce al giorno della resurrezione di Cristo:" La sera di quello stesso giorno, recita il testo, il primo dopo il sabato..."; al mattino, le donne, e poi Pietro e Giovanni, avevano visto, con stupore, il sepolcro ormai vuoto, con le bende e il sudario ripiegati con cura; era il " segno" della resurrezione, ma come dice il testo:" essi non avevano ancora compreso le Scritture, che egli, cioè, doveva risuscitare dai morti. "; ora è sera, e gli Undici sono chiusi nel cenacolo, le porte, soprattutto, sono accuratamente chiuse, essi sono in preda allo sconforto, allo sconcerto, alla paura, la loro mente è ricolma delle immagini della recente tragedia, e anche quel lungo discorso di addio, ricco di promesse, di rivelazione, e di amore, sembra dimenticato.
Il Maestro in quella sera, veramente memorabile, aveva parlato loro del dono dello Spirito:" è meglio per voi che io parta, aveva detto, perché, se non parto, il Paraclito non verrà a voi. Se, invece, me ne vado, ve lo manderò..."(Gv.16,7); ora, è Lui, il Signore risorto che, lo porta in dono, fermandosi tra i suoi, nonostante quelle porte chiuse. Egli si fa riconoscere con i segni, ormai gloriosi della passione e morte, e dissipa ogni paura ed ogni angoscia; recita infatti il testo:" i discepoli gioirono al vedere il Signore.", gioiscono, e il loro cuore si apre alla consolazione dello Spirito.
La Pentecoste è mistero di consolazione e di gioia, la gioia della Presenza, felicità per la certezza che il Maestro, il Signore è vivo, è con loro, e dà loro il suo Spirito, Colui che li guiderà nella conoscenza della Verità, quella autentica che è libertà e pace; sono ancora le parole di Lui che dice: «Pace a voi!».
La pace, dono di Cristo, è quella che rinnova lo spirito, quella che fuga le ansie, i dubbi, e le paure; è dono che viene dall' Alto, è liberazione autentica e profonda; è gioia nella comunione, gioia nell'esperienza della Presenza misteriosa, ma reale del Signore, è energia vitale nuova, che sarà sempre vivificata e rafforzata dal dono dello Spirito.
La solennità di Pentecoste è la solennità che celebra l'infinito Amore, che è comunione trinitaria, e che, per partecipazione, è comunione dell'uomo redento col suo Dio, una comunione che è nuova creazione, che si manifesta nel vincolo di amore tra gli uomini, in virtù del dono dello Spirito.
E' in questa dimensione di amore, che i discepoli ricevono il potere di perdonare, cioè di liberare gli uomini dal peccato, nel nome di Cristo redentore: «a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».
Da allora in poi, gli Undici, e quanti succederanno loro nel ministero sacerdotale, sono i testimoni e gli annunciatori della misericordia, che perdona, e che accoglie, nell'infinito abbraccio, ogni uomo che, con fede si rivolga al suo Dio, nel quale formiamo una sola famiglia, o, come Paolo dice: " un solo corpo".
Su questa unità profonda, che è comunicazione di fede e di ideali, tra persone che si riconoscono unite in Cristo, insite, la liturgia di questa domenica, proponendo alla nostra riflessione il passo della prima lettera ai Corinzi, che così recita:"Fratelli, nessuno può dire «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; Vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune. Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così, anche Cristo. E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito."
Nel nostro mondo lacerato e inquieto, in un clima di crescente violenza e sopraffazione, in una cultura che favorisce la diffidenza, è importante, per ogni battezzato, tener presenti nella memoria ed interiorizzare le parole dell'Apostolo, assumendole come guida dell'esistenza, per vivere in una dimensione autenticamente fraterna e solidale, pur nelle diversità tra persona e persona, pur nelle differenti capacità, pur nella complementarietà dei ruoli; parlare di unità, infatti, non significa parlare di qualcosa di indifferenziato, in cui le potenzialità e peculiarità del singolo si spengano.
Unità, nella fede, nello Spirito, e nell'amore, significa reciprocità, attenzione, dedizione e apertura all'altro, che da noi aspetta il dono, ma è, esso stesso, dono per ognuno di noi.
E' una via lunga e, non sempre agevole, da percorrere, questa, che la solennità della Pentecoste ci ricorda, una via, che vuole radicare nel mondo lo Spirito; sappiamo, tuttavia, che in questo percorso non siamo soli, perché è Lui stesso che guida, Lui, che la Liturgia definisce: " dito della mano di Dio", indice che mostra la via, mano che sostiene, protegge, risana e conduce, non uno, ma tutti, verso quell'unico capo che è Cristo Signore

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