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anno 3° numero 1 del 2 OTTOBRE 2011
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Liturgia di oggi

Introduzione

 

Come chiunque tenga a ciò di cui ha cura, Dio a volte è deluso del nostro operato. La liturgia di oggi ci offre però una precisa descrizione di come egli agisca in questa situazione. Il Signore non perde fiducia nel suo popolo, né nella possibilità che esso possa amministrare da solo la vigna; egli sostituisce invece coloro che hanno voluto appropriarsi della vigna poiché essi, per loro conto, hanno scelto di non aver parte alla sua eredità.

Prima lettura - Is 5,1–7: La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.

Il profeta Isaia parla delle aspettative del Signore, deluse dal popolo di Gerusalemme. Dio non è infatti indifferente alla storia. Egli si cura dell’umanità come un agricoltore si cura della sua vigna e spera che essa produca frutto.

Dal Salmo 79 - La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Il salmista si rivolge al Signore, ricordandogli la cura con cui salvò il popolo di Israele dal paese d’Egitto. Egli invoca la sua presenza, salvezza per i suoi fedeli.

 

Seconda lettura - Fil 4,6–9: Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.

Paolo delinea alla comunità di Filippi il profilo di coloro che erediteranno la vigna. Il Cristiano, se vuole essere tale, deve infatti rivolgere la sua mente e le sue opere verso Dio.


Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia. Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga. Alleluia.

Vangelo - Mt 21,33–43. Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

La vigna, cioè il Regno, non è mai sottratta del tutto alle cure dell’umanità. Dio vuole la salvezza dell’uomo, per questo sostituisce i servi indegni con altri lavoratori, ma non distrugge la vigna. Quanti e quali frutti essa produca saranno poi consegnati al Signore.

Approfondimenti

 
Riflessione in margine alla Giornata Diocesana sulla Famiglia

LA FAMIGLIA: PICCOLA CHIESA DOMESTICA


"Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento" [Codice di Diritto Canonico, 1055, 1].

"I coniugi cristiani. . . hanno, nel loro stato di vita e nel loro ordine, il proprio dono in mezzo al Popolo di Dio" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Questa grazia propria del sacramento del Matrimonio è destinata a perfezionare l'amore dei coniugi, a rafforzare la loro unità indissolubile. In virtù di questa grazia essi "si aiutano a vicenda per raggiungere la santità nella vita coniugale, nell'accettazione e nell'educazione della prole" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Cristo è la sorgente di questa grazia. "Come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e di fedeltà, così ora il Salvatore degli uomini e Sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del Matrimonio" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri, [ Cf Gal 6,2 ] di essere "sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo" ( Ef 5,21 ) e di amarsi di un amore soprannaturale, delicato e fecondo. Nelle gioie del loro amore e della loro vita familiare egli concede loro, fin da quaggiù, una pregustazione del banchetto delle nozze dell'Agnello.

Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l'offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre celeste ratifica?. . . Quale giogo quello di due fedeli uniti in un'unica speranza, in un unico desiderio, in un'unica osservanza, in un unico servizio! Entrambi sono figli dello stesso Padre, servi dello stesso Signore; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi, sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito [Tertulliano, Ad uxorem, 2, 9; cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 13].

"L'amore coniugale comporta una totalità in cui entrano tutte le componenti della persona - richiamo del corpo e dell'istinto, forza del sentimento e dell'affettività, aspirazione dello spirito e della volontà -; esso mira a una unità profondamente personale, quella che, al di là dell'unione in una sola carne, conduce a non fare che un cuore solo e un'anima sola; esso esige l' indissolubilità e la fedeltà della donazione
reciproca definitiva e si apre sulla fecondità. In una parola, si tratta di caratteristiche normali di ogni amore coniugale, ma con un significato nuovo che non solo le purifica e le consolida, ma anche le eleva al punto da farne l'espressione di valori propriamente cristiani" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio,13].
La Chiesa domestica

Cristo ha voluto nascere e crescere in seno alla Santa Famiglia di Giuseppe e di Maria. La Chiesa non è altro che la "famiglia di Dio". Fin dalle sue origini, il nucleo della Chiesa era spesso costituito da coloro che, insieme con tutta la loro famiglia, erano divenuti credenti [Cf At 18,8 ]. Allorché si convertivano, desideravano che anche tutta la loro famiglia fosse salvata [Cf At 16,31 e 11, 14]. Queste famiglie divenute credenti erano piccole isole di vita cristiana in un mondo incredulo.

Ai nostri giorni, in un mondo spesso estraneo e persino ostile alla fede, le famiglie credenti sono di fondamentale importanza, come focolari di fede viva e irradiante. E' per questo motivo che il Concilio Vaticano II, usando un'antica espressione, chiama la famiglia "Ecclesia domestica" Chiesa domestica [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11; cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 21]. E' in seno alla famiglia che "i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

E' qui che si esercita in maniera privilegiata il sacerdozio battesimale del padre di famiglia, della madre, dei figli, di tutti i membri della famiglia, "con la partecipazione ai sacramenti, con la preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita santa, con l'abnegazione e l'operosa carità" [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Il focolare è così la prima scuola di vita cristiana e "una scuola di umanità più ricca" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 52]. E' qui che si apprende la fatica e la gioia del lavoro, l'amore fraterno, il perdono generoso, sempre rinnovato, e soprattutto il culto divino attraverso la preghiera e l'offerta della propria vita.

Bisogna anche ricordare alcune persone che, a causa delle condizioni concrete in cui devono vivere - e spesso senza averlo voluto - sono particolarmente vicine al cuore di Gesù e meritano quindi affetto e premurosa sollecitudine da parte della Chiesa e in modo speciale dei pastori: il gran numero di persone celibi. Molte di loro restano senza famiglia umana, spesso a causa delle condizioni di povertà. Ve ne sono di quelle che vivono la loro situazione nello spirito delle Beatitudini, servendo Dio e il prossimo in maniera esemplare. A tutte loro bisogna aprire le porte dei focolari, "Chiese domestiche", e della grande famiglia che è la Chiesa. "Nessuno è privo della famiglia in questo mondo: la Chiesa è casa e famiglia per tutti, specialmente per quanti sono "affaticati e oppressi" ( Mt 11,28 )" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 85].

(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica)

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