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anno 3° n. 3 del 16 OTTOBRE 2011
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Liturgia di oggi

Introduzione

 

Il Cristiano ha una doppia cittadinanza. Egli è certamente cittadino di questa terra, non può quindi esimersi dal partecipare alla vita politica e sociale della comunità in cui vive. D’altra parte, però, il Cristiano concepisce la storia come un cammino verso il Regno dei Cieli ed è dunque tenuto a lavorare per la sua realizzazione.

Prima lettura - Is 45,1.4–6: Ho preso Ciro per la destra per abbattere davanti a lui le nazioni.

Il profeta Isaia parla di Ciro, imperatore di Persia, il quale, sebbene sia pagano, sarà lo strumento tramite il quale il Signore libererà il suo popolo dalla schiavitù in Babilonia.

Dal Salmo 95 - Grande è il Signore e degno di lode.

Al Signore devono andare i più grandi tra gli onori. È lui infatti che regna sulla terra e che amministra i popoli con la sua giustizia.

 

Seconda lettura -1 Ts, 1,1–5b: Memori della vostra fede, della carità e della speranza.

Citando le tre virtù teologali, Paolo elogia la comunità di Tessalonica e al contempo le ricorda i suoi doveri verso Dio.


Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia. Risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Alleluia.

Vangelo -   Mt 22,15–21: Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio.

Nel vangelo di oggi, una questione delicata come quella del rapporto tra il potere politico e la fedeltà verso il Regno dei Cieli viene usata in maniera strumentale per mettere in difficoltà Gesù. Egli tuttavia non cade nel tranello e mette lui stesso in difficoltà i suoi interlocutori, ponendoli di fronte alla loro ipocrisia.

Approfondimenti

SAN LUCA EVANGELISTA
18 ottobre

I medici-chirurghi sono cristianamente sotto la protezione dei Santi Cosma e Damiano, i martiri guaritori anargiri vissuti nel III secolo e attivi gratuitamente in Siria. Anche altri santi “minori “ sono invocati, specialmente per alcune branche specialistiche come l’oculistica e l’odontoiatria.
Ma il principe patrono della categoria è, senza ombra di dubbio, San Luca evangelista, che una lunga tradizione vuole originario di Antiochia, tanto da essere denominato “il medico antiocheno”. Come è noto, tale importante città, che corrisponde all’attuale Antakia nella Turchia sudorientale, fu fondata quale capitale del regno di Siria nel 301 a.C.; vi fiorì una numerosa colonia giudaica e fu poi sede di una delle più antiche comunità cristiane.
Luca, il cui nome è probabilmente abbreviazione di Lucano, vi nacque come pagano, ma diventò proselita o quanto meno simpatizzante della religione ebraica.
Egli non era discepolo di Gesù di Nazaret; si convertì dopo, pur non figurando nemmeno come uno dei primitivi settantadue discepoli.
Diventò membro della comunità cristiana antiochena, probabilmente verso l’anno 40. Fu poi compagno di San Paolo in alcuni suoi viaggi.
Lo si trova con l’apostolo delle genti a Filippi, Gerusalemme e Roma.
Sostanzialmente suo discepolo, condivise la visione universale paolina della nuova religione e, allorché decise di scrivere le proprie opere, lo fece soprattutto per le comunità evangelizzate da Paolo, ossia in genere per convertiti dal paganesimo. Si incontrò tuttavia anche con San Giacomo il Minore, capo della Chiesa di Gerusalemme, con San Pietro, più a lungo con San Barnaba e forse con San Marco.
La qualifica di medico attribuita a Luca viene confermata, secondo gli studiosi, dall’esame interno delle sue opere. La sua cultura e la preparazione specifica erano sicuramente note tra le comunità di cui faceva parte; potrebbe addirittura avere curato la Madre del Signore.
Certamente la sua cultura generale e la sua esperienza degli uomini erano piuttosto notevoli. Prove ne siano lo stile e l’uso della lingua greca nonché la struttura stessa dei suoi scritti: il terzo Vangelo e gli Atti degli Apostoli. La data di composizione degli Atti viene fatta risalire agli anni 63-64, quella del Vangelo ad un anno o due prima.
Luca coltivava anche l’arte e la letteratura. Un’antica tradizione lo vuole addirittura autore di alcune “Madonne” che si venerano ancora ai nostri giorni, come in Santa Maria Maggiore a Roma. Egli è il solo evangelista a dilungarsi sull’infanzia di Gesù ed a narrare episodi della vita della Madonna che gli altri tre non hanno riferito.
Le fonti della sua narrazione furono i racconti dei discepoli e delle donne che vissero al seguito di Gesù; quasi sicuramente i Vangeli di Matteo e di Marco, che lui conosceva. Con la precisione cronologica e spesso geografica con la quale riferì delle vicende del Vangelo, così egli, insieme a tanta passione, raccontò negli Atti i primi passi della comunità cristiana dopo la Pentecoste.
Per alcuni studiosi Luca avrebbe scritto parecchio nella regione della Beozia, regione dell’antica Grecia confinante a sud con il golfo di Corinto e l’Attica. Per i Greci addirittura l’evangelista sarebbe morto in quei luoghi all’età di ottantaquattro anni, senza essersi mai sposato e senza avere avuto figli. Per altri invece egli sarebbe morto in Bitinia, regione nord-occidentale dell’odierna Turchia. Per la verità nulla di certo si sa della vita di Luca dopo la morte di San Paolo. Addirittura non si conosce sicuramente se egli abbia terminato la propria esistenza terrena con una morte naturale oppure come martire appeso ad un olivo.
Ovviamente ignoto è il luogo della prima sepoltura. Vi sono tre città soprattutto che si appellano ad una tradizione di traslazione del corpo dell’evangelista: Costantinopoli, Padova e Venezia. Sono città quindi intorno alle quali e dalle quali si diffuse il suo culto. Recentissimi studi avrebbero dimostrato che sue sono le spoglie mortali, eccezione fatta per il capo, conservate a Padova nella basilica benedettina di Santa Giustina. In tale città veneta sarebbero giunte per sottrarle alla distruzione degli iconoclasti e là già nel XIV secolo fu per loro costruita una cappella ed un’Arca, detta appunto di San Luca.
II simbolo di San Luca evangelista è il vitello, animale sacrificale. II 18 ottobre viene celebrata nella Chiesa universale la sua solennità, la solennità di Colui che Dante ha definito lo “scriba della mansuetudine di Cristo” per il predominio, nel suo Vangelo, di immagini di mitezza, di gioia e di amore. 

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