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anno 3° n. 7 del 13 NOVEMBRE 2011
XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Liturgia di oggi

Introduzione

 

Lavorare per il Regno di Dio è la grande responsabilità che Dio assegna agli uomini. Ma anche il segno della sua fiducia nei confronti dell’umanità e della dignità di cui la investe. A questa chiamata alla collaborazione con il suo progetto di salvezza si risponde nell’oggi che acquisisce, dunque, un valore costruttivo nei confronti del futuro. Il presente è il tempo dell’impegno per il Regno e della fedeltà creativa al vangelo; il futuro è il tempo della partecipazione alla gioia della comunione con il Signore nella gloria.

 

Prima lettura - Prv 31,10–13;19–20;30–31:
La donna perfetta lavora volentieri con le sue mani.

Le virtù della donna ideale che indica il libro dei proverbi sono applicabili alle persone ma anche alla chiesa, sposa di Cristo. In quanto descrizione di un ideale essa è riferimento per chi ascolta la Parola e desidera farne norma della propria vita.

Dal Salmo 127 - Ti amo, Signore, mia forza.

La benedizione del Signore consiste nella possibilità di vivere della fatica delle proprie mani. Per questo dono egli è degno di lode.

 

Seconda lettura -1Ts 5,1–6: Non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno
possa sorprendervi come un ladro.

Paolo parla del Cristiano come di colui che non dorme, ma che veglia in attesa della luce. Chi è partecipe della salvezza di Cristo, infatti, non si sente a suo agio nell’oscurità del mondo, ma lavora per il Regno dei Cieli.


Canto al Vangelo:
Alleluia, alleluia. Rimanete in me e io in voi, dice il Signore, chi rimane in me porta molto frutto. Alleluia.

Vangelo -  Mt 25,14–30:
Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.
 La parabola dei talenti sembra parlare del futuro e invece si riferisce all’oggi di ogni credente. Il dono del tempo della nostra vita ricevuto dal Signore non va sciupato. In essa, con il nostro impegno e la nostra creatività, viviamo la fedeltà al Signore e il servizio ai nostri fratelli. Così i talenti vengono raddoppiati.

Approfondimenti

 LA DOMENICA: COME LA SANTIFICO?
(seconda parte)

> Perché la domenica è chiamata:

    

Il giorno del Signore? In quanto la domenica è il giorno della celebrazione della Pasqua (Passione - Morte - Risurrezione - Ascensione) del Signore per la salvezza del mondo. Di tale Pasqua l'Eucaristia, che di domenica viene celebrata, è memoriale (e cioè rende presente ed efficace nell' oggi la Pasqua del Signore, che Egli ha cqmpiuto duemila anni fa). Per questo la domenica è chiamata anche la Pasqua settimanale. Allo stesso tempo il "giorno del Signore" è anche chiamato il "signore dei giorni", "festa primordiale" in quanto "tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste"

(Gv 1, 3).

 


•   Il giorno della Chiesa? La domenica è anche chiamata giorno della Chiesa, in quanto, nella Celebrazione Eucaristica domenicale, la comunità cristiana ritrova la sua fonte e il suo culmine, la ragione della sua esistenza, l'origine del suo benessere, il suo vero e insostituibile principio di azione. È attorno all'Eucaristia della domenica che cresce e matura la comunità, la quale ha la missione di comunicare il Vangelo e di condividere l'esperienza intensa di comunione tra tutti i suoi membri.

•   Il giorno dell'uomo? Come giorno dell'uomo, la domenica, con la sua dimensione della festa, coinvolge l'uomo nella sua identità personale, familiare e comunitaria nella logica di un modo di essere e di vivere trascendente. Nello stesso tempo, la domenica svela all'uomo il senso del suo essere e agire.

•   Il primo giorno della settimana? La domenica è anche chiamata il primo giorno della settimana, perché nella concezione ebraica, il giorno di festa è il sabato, e la domenica dunque è il primo giorno della settimana. - Perché è importante tale denominazione? Indicando la domenica come il primo giorno della settimana viene evidenziata la singolare connessione che esiste tra la Risurrezione e la creazione, tra "il primo giorno della settimana" in cui è avvenuta la Risurrezione di Cristo e il primo giorno della settimana cosmica in cui Dio ha creato il mondo (cfr. Gn 1, 1-2.4). Infatti la Risurrezione costituisce come l'inizio di una nuova creazione, della quale il Cristo, "generato prima di ogni creatura" (Col 1, 15), costituisce anche la primizia, "il primogenito di coloro che risuscitano dai morti" (Col 1, 18).

•   L'ottavo giorno? La domenica è anche chiamata l' ottavo giorno, perché nella concezione ebraica il sabato risulta essere il settimo giorno della settimana, e dunque la domenica è anche l'ottavo giorno. - Che cosa evidenzia la domenica intesa come l'ottavo giorno? L'ottavo giorno evidenzia il legame della domenica con l'eternità. Infatti la domenica, oltre che primo giorno, è anche "giorno ottavo", posto cioè, rispetto alla successione settenaria dei giorni, in una posizione unica e trascendente, evocatrice non solo dell'inizio del tempo, ma anche della sua fine nel "secolo futuro". La domenica in tal senso:
∗   significa il giorno veramente nuovo, unico, che seguirà il tempo attuale, il giorno senza termine che non conoscerà né sera né mattino, il secolo imperituro che. non potrà invecchiare;
∗   è il preannuncio incessante della vita senza fine, della vita eterna verso cui il cristiano viene proiettato;
∗   prefigura il giorno finale, quello della Parusia, già in qualche modo anticipata dalla gloria di Cristo nell'evento della Risurrezione. In effetti, tutto quanto avverrà, fino alla fine del mondo, non sarà che una espansione e una esplicitazione di ciò che è avvenuto nel giorno in cui il corpo martoriato del Crocifisso è risuscitato;
∗   è invito a guardare in avanti, è il giorno in cui la comunità cristiana grida a Cristo il suo "Marana-tha: vieni, o Signore!" (1Cor 16, 22). In questo grido di speranza e di attesa, essa si fa compagnia e sostegno della speranza degli uomini.

•   Il giorno del sole?
Questa espressione giorno del sole, attribuita alla domenica, viene da molto, lontano. All'inizio della storia del cristianesimo, un' accorta intuizione pastorale suggerì alla Chiesa di cristianizzare, per la domenica, la connotazione di giorno del sole, espressione con cui i romani denominavano questo giorno e che ancora emerge in alcune lingue contemporanee. In tal modo la Chiesa delle origini sottraeva i fedeli alle seduzioni di culti che divinizzavano il sole, e indirizzava la celebrazione di questo giorno a Cristo, vero "sole" dell'umanità, "sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte" (Lc 1, 78-79), venuto come "luce per illuminare le genti" (Lc 2, 32), e che ritornerà alla fine dei tempi, per essere e trasfigurare con la Sua luce sfolgorante tutti e tutto.

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