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anno 3° n. 12 del 18 DICEMBRE 2011
IV DOMENICA DI AVVENTO /B

Liturgia di oggi

Introduzione

A nessuno è dato di conoscere, nel dettaglio, la volontà di Dio. Ciò di cui possiamo essere certi, però, è che egli ama l’uomo e desidera la sua salvezza. Questa certezza non è basata su assunti teorici, ma sulle promesse che Dio stesso ha fatto a un popolo realmente esistito e realizzate in Gesù di Nazaret. In lui il Dio invisibile si è rivelato nella storia e, condividendo la nostra fragilità fino alla morte di croce, ci ha reso partecipi di una nuova speranza, destinata a non tramontare.

Prima lettura - 2Sam 7,1–5.8b–12.14a.16:
Il regno di Davide sarà saldo per sempre di fronte al Signore.

Il protagonista della storia e il vero re d’Israele non è Davide ma Dio. È il Signore, infatti, che prende l’iniziativa; è lui che costruisce una casa al suo popolo e dona una discendenza a Davide. Se egli non fosse fedele alle sue promesse a nulla varrebbe la volontà perfino del più potente tra gli uomini.

 

Dal Salmo 88 - Canterò per sempre l’amore del Signore.

Il salmista canta le lodi del Signore che non è venuto meno alle sue promesse e che ha dato all’uomo una speranza che non si estingue.

Seconda lettura - Rm 16,25–27:
Il mistero avvolto nel silenzio per secoli, ora è manifestato.

Gesù Cristo è il mistero che, avvolto nel silenzio per secoli, si è rivelato. Egli è vera sapienza, salvezza per tutti gli uomini.


Canto al Vangelo:
 Alleluia, alleluia. Ecco la serva del Signore: avvenga
per me secondo la tua parola. Alleluia.

Vangelo --Lc 1, 26–38: Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.
 

Nel nome stesso di Gesù di Nazareth è contenuta la sua missione. Egli è Dio che si incarna nella storia per la salvezza degli uomini. In lui sono portate a compimento le promesse fatte nell’antico testamento. La sua croce è il trono della casa di Davide, reso stabile per l’eternità.



Approfondimenti

         T E M P O  D I  A V V E N T O
  

Spiritualità dell'Avvento ed atteggiamenti (segue)

- La preghiera: Per vivere l'Avvento è necessaria la preghiera, intensificare la nostra relazione con Dio, dedicandovi più tempo. L'Avvento è come uno speciale invito a pregare, ad elevare il cuore a Dio per avvicinarci di più a lui, per desiderare la sua venuta, per mettere in lui la nostra debolezza, per riconoscere che senza di lui non possiamo fare niente, per condividere con lui la vita che abbiamo vissuto e scoprire la sua presenza amorosa, per condividere con lui le gioie e le attese attraverso le quali lui si manifesta e ci stimola, per guardare al nostro mondo e presentargli i nostri desideri ed il nostro sforzo per ottenere una vita più degna per tutti. E soprattutto, perché ci riempia della gioia della sua presenza salvifica.
A conseguire tutto questo ci aiuta la meditazione delle letture della messa della domenica e di quelle feriali, il porre davanti al nostro Dio le nostre speranze personali e quelle collettive, ed il ripetere con frequenza "Vieni, Signore Gesù."

- La pazienza: A volte non vediamo il risultato del nostro sforzo. Lavoriamo per qualcosa che crediamo buono e non c'è modo di ottenerlo. Vogliamo convertirci e migliorare qualche aspetto della nostra vita e non ci riusciamo. Vorremmo che ci fossero più giustizia e benessere per tutti e ci rendiamo conto che ci sono troppi interessi che l'ostacolano. Desidereremmo che Gesù fosse più conosciuto e amato e non sappiamo come fare per ottenerlo.
L'Avvento è un invito a impegnarsi senza scoraggiarsi, anche se le cose non ci riescono come vorremmo. L'apostolo Giacomo ce lo dice in una delle domeniche di questo tempo: " Fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. Siate pazienti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. " (Gc 5,7-8).

Pastorale dell'Avvento
L'Avvento coincide col lancio commerciale della campagna di Natale. Ogni anno sembra che gli spot pubblicitari anticipino sempre di più il Natale. Per questo, la pastorale dell'Avvento deve trasmettere i valori e gli atteggiamenti che meglio esprimono la visione escatologica e trascendente della vita. L'Avvento, col suo messaggio di speranza e di attesa nella venuta del Signore, deve spingerci a porci come alternativa di una società che ha perso la speranza.
La dimensione escatologica e trascendente della vita cristiana deve accrescere in noi lo sforzo di redimere la storia e di preparare il mondo all'arrivo del regno dei cieli. Cristo agisce nel cuore degli uomini non solo per risvegliare il desiderio di un mondo futuro, ma anche per ispirare, purificare ed irrobustire il nostro impegno perché la vita sulla terra sia più umana. Se la pastorale si lascia guidare ed illuminare da questa prospettiva, troverà nella liturgia dell'Avvento un mezzo ed un'opportunità per formare cristiani e comunità che sappiano essere l'anima del mondo.
Nell'Avvento appare con forza la dimensione escatologica del mistero cristiano. Dio ci salva, anche se questa salvezza si rivelerà solo alla fine dei tempi. La storia è il luogo in cui si realizzano le promesse di Dio e l’uomo è orientato verso il giorno del Signore. Dio è venuto nella nostra carne; dopo la morte si manifestò e rivelò risorto agli apostoli e ai testimoni scelti da Dio, ed apparirà glorioso alla fine dei tempi. La Chiesa vive sulla terra la tensione tra il “già” della salvezza pienamente compiuta in Cristo e il “non ancora”, perché questa salvezza deve ancora realizzarsi in noi e deve manifestarsi alla fine dei tempi col ritorno glorioso del Signore come giudice e come salvatore.
L'Avvento ci ricorda anche l’impegno missionario della Chiesa e d’ogni cristiano perché venga il regno di Dio. La missione della Chiesa di annunciare il vangelo a tutte le genti si fonda sul mistero della venuta di Cristo, inviato dal Padre, e sulla venuta dello Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Figlio.
Noi siamo incamminati verso questa venuta definitiva del Signore alla fine dei tempi e ci prepariamo per essere ben disposti. Il nostro cammino, pieno d’oscurità e sofferenza, è chiamato a trasformarsi nel cielo nuovo e nella terra nuova, in cui Dio sarà per sempre "Dio con noi" e non ci saranno più lacrime, né sofferenze, né dolore, e l'amore di Dio sarà tutto in tutti, come leggiamo nell'Apocalisse.
Sintetizzando, possiamo dire così: le tre venute di Cristo sono gli assi portanti della teologia dell'Avvento, tre venute che si richiamano e spiegano a vicenda.
La prima venuta di Cristo nell'umiltà della nostra carne ci ricorda la sua ultima venuta alla fine dei tempi; quest’ultima venuta è quella tenuta presente nella prima parte dell'Avvento. La seconda parte dell'Avvento ci conduce verso la celebrazione del Natale, senza però dimenticare la seconda venuta. La prima ed ultima venuta del Signore sono attualizzate nella celebrazione liturgica che porta nel nostro oggi tanto il mistero della parusia come quello dell'incarnazione.
In questo modo l'Avvento si collega strettamente col mistero della manifestazione del Signore (Natale Epifania) in una tematica teologica comune: la venuta del Signore per la nostra redenzione.

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