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Mons_Emidio_CipolloneARCIDIOCESI DI LANCIANO - ORTONA
Gli Auguri di Mons. Emilio Cipollone
Arcivescovo di Lanciano-Ortona
per il Santo Natale ed il Nuovo Anno

 

Pubblichiamo molto volentieri un articolo di mons. Emidio Cipollone, Arcivescovo di Lanciano-Ortona, rivolto a tutti in occasione degli Auguri di un Santo Natale  e di un ottimo 2015, già pubblicato su "La Sveglia" n.24 di mercoledì 24 dicembre 2014. Ringraziamo per la cortese concessione.

 

UN DISCORSO DI FONDO PER L'UOMO MODERNO.
GLI AUGURI DELL'ARICIVESCOVO A NOI TUTTI

Scrivo queste righe alla vigilia dell'ultima domenica di avvento e, per questo, mi lascio guidare dalla Parola di Dio che, in questo giorno, ci viene proposta.
Piuttosto facile credere ad un Dio lontano, da accattivarsi con qualche prestazione cultuale o con qualche rito sacro. Piuttosto semplice dare la propria adesione ad un Dio distante, che non interferisce con le nostre scelte e si tiene alla larga dalle nostre vicende.
Quando Dio, però di fa vicino, quando domanda di entrare nella nostra vita, quando fa irruzione nella nostra esistenza... allora le cose sono ben diverse.

LA RISPOSTA DI MARIA A DIO

Tutto questo è quello che è accaduto a Maria: quel giorno è stato per lei un giorno decisivo. Da quel giorno nulla è stato più come prima e, anzi, subito sono cominciate le difficoltà...

Che cosa le ha proposto Dio? Le ha chiesto di diventare la madre del suo Figlio, di accettare un ruolo importante nella storia della salvezza. Senza, però, fornire ulteriori chiarimenti, senza dissipare l'oscurità del futuro, senza metterla al riparo dai rischi di una scelta così decisiva... Dio l'ha, semplicemente, invitata a fidarsi di lui, della sua presenza e del suo amore, dell'azione misteriosa del suo Spirito.

Cosa avremmo fatto noi al posto di Maria? Come avremmo risposto? Probabilmente ci saremmo trovati in grande imbarazzo: non solo per lo stupore, per la meraviglia, per l'onore che Dio ci faceva rivolgendosi proprio a noi, ma, anche, per il bisogno di saperne di più, di fare i nostri calcoli, di mettere insieme i pro e i contro...

Maria si è fidata di Dio, anche se era un Dio scomodo che portava sconquasso nell'esistenza - fin lì tranquilla - della "promessa sposa" di Giuseppe. Maria si è abbandonata a Dio, al suo progetto, senza chiedere ulteriori spiegazioni: le è bastata la sua parola perché Dio è fedele; le è bastata la certezza della sua grazia, del suo amore.

Quel suo "sì" è stato decisivo: non solo per lei, ma per tutti noi, per gli uomini e le donne di ogni tempo, per la storia della salvezza, per il futuro dell'umanità. Siamo disposti anche noi a fidarci di Dio quando si fa tanto vicino da essere terribilmente scomodo, quando cambia i nostri progetti e, anche, i nostri sogni? Siamo pronti anche noi a formulare quei "sì" che cambiano la nostra vita e quella degli altri? Che ci mettono sulle strade di Dio, anche se ancora oscure, forti solo del suo amore?

A TUTTI È DATO DI INCONTRARE DIO 

Se diciamo il nostro "sì", ci raggiunge la prima parola dell'angelo a Maria: "Rallegrati!".

In un mondo che vive la sfiducia, lo scoraggiamento, la depressione, in una cultura in cui uomini e donne si lasciano avvolgere dalla fragilità e dalla debolezza, da individualismi e interessi personali, ci è chiesto di introdurre la fiducia nella possibilità di una felicità vera, di una speranza possibile, che non poggi, unicamente, sui talenti, sulle qualità, sul sapere, ma su Dio. A tutti è dato di incontrarlo, basta cercarlo concuore sincero.

Gli uomini e le donne del nostro tempo aspettano, da noi cristiani, parole di consolazione, prossimità di perdono e di gioia vera. Siamo chiamati a portare a tutti l'abbraccio di Dio, che si china, con tenerezza di madre, verso di noi: cristiani, segno di umanità piena, facilitatori e non controllori della grazia, chinati nel segno della consolazione.

NON TEMERE

La seconda parola che ci raggiunge è: "Non temere!"

L'invito a non temere, a non avere paura... è presente nella Sacra Scrittura 365 volte, una per ogni giorno, quasi a dire che non dobbiamo MAI avere paura!

Così potremmo rispondere all'invito di papa Francesco che ci invita ad "uscire dalla porta per cercare e incontrare! Abbiate il coraggio di andare controcorrente a questa cultura efficientista, questa cultura dello scarto. L'incontro e l'accoglienza di tutti, la solidarietà e la fraternità, sono elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana. Essere servitori della comunione e della cultura dell'incontro! Vi vorrei quasi ossessionati in questo senso. E farlo senza essere presuntuosi".

Ci dice ancora papa Francesco: "La Chiesa deve essere attrattiva. Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere! È possibile vivere diversamente in questo mondo ed io mi attendo da voi questa testimonianza".

Affidandoci il compito di svegliare il mondo. 

Il Papa ci spinge ad incontrare le storie degli uomini e delle donne di oggi alla luce di due categorie pastorali che hanno la loro radice nella novità del Vangelo del Natale: la vicinanza e l'incontro, due modalità attraverso cui Dio stesso si è rivelato!

LA CRISI DELL'UOMO MODERNO

La terza, ed ultima, parola che ci raggiunge è: "Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola".

Il nostro "eccomi" va detto qui ed ora! La crisi di senso dell'uomo moderno e quella economica e morale della società occidentale e delle sue istituzioni non sono un evento passeggero dei tempi in cui viviamo, ma delineano un momento storico di eccezionale importanza: siamo chiamati, allora, come Chiesa ad uscire, per dirigerci verso le periferie geografiche, urbane ed esistenziali - quelle del mistero del peccato, del dolore, delle ingiustizie, della miseria -, verso i luoghi nascosti dell'anima, dove ogni persona sperimenta la gioia e la sofferenza del vivere.

L'IMPEGNO DELLA CHIESA

A conclusione voglio offrirti un'ultima riflessione di papa Francesco: "Viviamo in una cultura dello scontro. della frammentarietà, dello scarto... non fa notizia quando muore un barbone per il freddo, eppure la povertà è una categoria teologale perché il Figlio di Dio si è abbassato per camminare per le strade... Una Chiesa povera per i poveri incomincia con l'andare verso la carne di Cristo. Se noi andiamo verso la carne di Cristo, incominciamo a capire qualcosa, a capire che cosa sia questa povertà, la povertà del Signore... Ogni azione che non è per Dio, non è di Dio. Chiesa, spògliati della paura di aprire le porte e di uscire incontro a tutti, specialmente ai più poveri, bisognosi, lontani, senza aspettare. Certo non per perderti nel naufragio del mondo, ma per portare con coraggio la luce di Cristo, la luce del Vangelo, anche nel buio, dove non si vede, dove può succedere di inciampare. Chiesa, spògliati della tranquillità apparente che danno le strutture, certamente necessarie ed importanti, ma che non devono oscurare mai l'unica vera forza che porti in te: quella di Dio. Lui è la nostra forza!"

AUGURI

Carissimi, San Paolo, domenica scorsa, ci ricordava, nella seconda lettura, di essere sempre lieti, di pregare ininterrottamente e di rendere sempre grazie perché questa è la volontà di Dio per noi: questi sono i miei auguri per un Santo Natale e per un ottimo 2015. Il Signore che viene benedica e accompagni tutti.

Don Emidio, vescovo

 

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