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Parrocchia San Tommaso Apostolo - Ortona
Campo scuola giovani di san Tommaso
10-11-12 luglio 2015

 

 

Campo scuola esperienziale dei Giovani di san Tommaso
10-11-12 luglio 2015

Vorremmo raccontarvi dell’esperienza che abbiamo vissuto nel campo giovani della nostra parrocchia di san Tommaso in Ortona. Davvero. Però abbiamo imparato che il bello di un punto d’arrivo è il tragitto. E a chi non piace raccontare cose belle?

È per questo che abbiamo deciso di ampliare un po’ il racconto riferendoci a tutto il percorso fatto per arrivare fin qui, fino a questo articolo, che null’altro è che una testimonianza come tante altre… e si sa che la testimonianza è semplicemente il traguardo di un cammino e di un impegno al quale, per noi cristiani, se ne aggiunge un altro di tempo indeterminato: divulgare la parola.

Molto tempo fa, in un epoca in cui non esistevano formule di fede, la “lex orandi lex credendi” (come preghi, così credi) venne scritta come fonte per fissare i contenuti della fede.

Purtroppo per noi formule esatte per educare non ce ne sono, o comunque non sono ancora state inventate.
Esistono tante teorie a cui fanno seguito diverse metodologie… con cui però non si potrà mai avere un risultato certo, come in matematica. 

Perché il nostro servizio ha a che fare con le persone, non con i numeri.

Ed è da questa affermazione che abbiamo deciso di tracciare un percorso costruito attorno a momenti formativi (per imparare) e laboratoriali (per fare).

Dall’approfondire il catechismo siamo passati all’azione, che, seppur in piccolo, ci ha fatto apprezzare e sperimentare ciò che leggevamo e per cui invitavamo alla riflessione: pazienza, perseveranza, umiltà, accoglienza, disponibilità. I tesori nascosti di questi incontri son stati le verifiche in gruppo, col gruppo e, ovviamente, per il gruppo. Verifiche che ci permettevano di capire se ciò che stavamo facendo era in linea con le necessità dei nostri giovani, in quanto per educare bisogna adeguare gli obiettivi teorici alla realtà piuttosto che imporli correndo il rischio, quasi la certezza, della mancata o parziale realizzazione.

Il tema della responsabilizzazione è senza dubbio cruciale per un adolescente (per questo motivo gran parte del campo è stata pagata dai sacrifici dei ragazzi durante l’anno), ma non bisogna mai relegare un argomento del genere ad una specifica situazione od eventualità. Al contrario, è nostro obiettivo far sì che, in futuro, i buoni cristiani ed onesti cittadini che ne usciranno, pensino ad una responsabilità quotidiana per sé stessi e per l’ambiente che li coinvolge.

Ed è da qui che prende forma l’idea del ciclo formativo che abbiamo presentato ai ragazzi per quest’anno: NOI SOCIALMENTE RESPONSABILI.

Ma cosa vuol dire essere socialmente responsabili? Non è facile darsi una risposta.

Sappiamo che il mondo intero si pone questa domanda a Milano, all’Expo 2015, parlando di nutrizione, di agricoltura, di ambiente, di energia.  E non è un caso che la Carta di Milano affermi che noi siamo “responsabili di lasciare un mondo più sano, equo e sostenibile alle generazioni future”. 

Abbiamo anche sentito parlare di responsabilità sociale riguardante il mondo delle imprese, delle associazioni, delle scuole, ma, nel nostro piccolo, abbiamo iniziato una ricerca sul valore della responsabilità sociale per ciascuno di noi, nella nostra vita individuale, quando ci imbattiamo in situazioni che impongono una scelta. Ci siamo chiesti cosa voglia dire essere “socialmente responsabili” quando dobbiamo misurarci con i problemi della vita che ci appartiene e che ci circonda. 

Il cibo si raffigura quindi non solo come nutrimento per il corpo, ma come gesto del nutrire che diventa momento di incontro e di comunione, di educazione e di crescita. Tutto ciò in netta contrapposizione con quella “cultura dello spreco” che influenza sempre più la nostra società generando iniquità e povertà.

Sensibilizzando i ragazzi su tale questione si è creata una riflessione condivisa in grado di provare che ogni nostra scelta, ogni nostro comportamento produce conseguenze dirette e indirette su noi stessi, sulle persone che ci sono vicine e sulle comunità nelle quali operiamo. Per questo pensiamo di doverci assumere alcune responsabilità per contribuire al miglioramento di noi stessi e del mondo che abitiamo, con la consapevolezza che è nostro ma che un giorno lo lasceremo in dono a qualcun altro, e che, anche se ci sembra che qualcosa accada in posti lontanissimi da noi, in realtà ci riguarda, ci coinvolge e ci condiziona totalmente.

Il punto d’arrivo di un percorso catechistico è quello di creare buoni cristiani ed onesti cittadini: noi crediamo che questo pezzo di cammino ci abbia aiutato nell’avanzare di un passo in più nel raggiungimento di questi obiettivi, tanto da pensare che in un domani (peraltro non troppo lontano) potranno loro in prima persona decidere di trasferire quanto appreso ad altri giovani.

Danny, Annarita, Mara

 

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