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chiusura_500_diocesiARCIDIOCESI DI LANCIANO ORTONA
CHIUSURA CELEBRAZIONI 500 ANNI DI FONDAZIONE

Cattedrale Lanciano ore 18.00
22 Novembre 2015 




ARCIDIOCESI DI LANCIANO ORTONA


Chiusura Celebrazioni 500 anni di fondazione
Cattedrale di Lanciano

22 Novembre 2015 ore 18.00

Non può avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre.”
(San Cipriano)

 

Ore 18,00 S. Messa Pontificale solenne presieduta dal Card. Salvatore De Giorgi - Legato Pontificio di SS. Papa Francesco

 

LETTERA "INEFFABILIS AMORIS" (leggi in pdf) 

 

TUTTE LE SS. MESSE VESPERTINE SONO SOSPESE (decreto in pdf)

 
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AVVENIRE di Domenica 22 novembre 2015
Nel segno della carità il Giubileo per i 500 anni di Lanciano

«Non volevamo che fosse un Giubileo soltanto celebrativo››. E i festeggiamenti per i cinquecento anni dell'arcidiocesi di Lanciano che si chiudono oggi sono scesi fra le pieghe delle periferie esistenziali di questo angolo d'Abruzzo. «Abbiamo inteso far comprendere che la nostra Chiesa riparte “dai poveri», racconta l'arcivescovo di Lanciano-Ortona, Emidio Cipollone. 

Ecco le due opere-segno che costituiranno l'eredità più autentica di questo «periodo di grazia durante il quale ci siamo confrontati con le nostre radici per trovare nuove vie di testimonianza», afferma il presule. La prima opera-segno è un Emporio solidale inaugurato nei giorni scorsi; l'altra sarà il "Chiostro della Divina Provvidenza" che verrà completato a breve recuperando un monastero agostiniano nel cuore della città e che ospiterà un centro di ascolto Caritas, un punto di distribuzione di alimenti e abiti, un ambulatorio dentistico, spazi per l’accompagnamento scolastico e mini-appartamenti per accoglienza notturna. «Perché l'abbiamo pensato così? Perché fra i disagi che abbiamo osservato c'è l'abbandono della cura dei denti nelle famiglie in difficoltà a cui si aggiungono la dispersione scolastica e i casi di persone che dormono in auto», dice Cipollone. 

Questo pomeriggio, alle 18, nella Cattedrale di Lanciano si terrà la Messa solenne che concluderà l'Anno giubilare. A presiederla sarà l'arcivescovo emerito di Palermo, cardinale Salvatore De Giorgi, inviato di papa Francesco. Del resto la Chiesa frentana ha un particolare legame con la Sede Apostolica. Fu Leone X che il 27 giugno 1515 la eresse ricavandone il territorio dalla diocesi di Chieti e rendendola in origine soggetta direttamente a Santa Sede. Il primo vescovo fu Angelo Maccafani, originario della diocesi dei Marsi. La stessa da cui proviene Cipollone, il pastore dei “cinquecento anni” che guida l’arcidiocesi “unita” con Ortona nel 1986. «La nostra realtà non ha un ampio territorio. Siamo come un' enclave dentro la diocesi di Chieti. Ma questa è una Chiesa viva, custode di tesori della fede che le hanno permesso di confrontarsi anche con il mondo del dubbio››, spiega l' arcivescovo. Il riferimento è a due capisaldi dell'identità ecclesiale. «Qui è avvenuto il primo miracolo eucaristico», ricorda Cipollone. Era l'ottavo secolo quando di fronte alle titubanze di un monaco l'ostia si trasformò in carne e il vino in sangue, ancora conservati nella città abruzzese. Inoltre nella Cattedrale di Ortona si trovano dal 1258 le spoglie di san Tommaso Apostolo. «Tutto ciò ci invita a passare dall'incredulità alla fede, dal dubbio alla verità››, esorta il presule. 

Guardando all'oggi la Chiesa frentana - con le sue 90mila anime - ha fra le sue luci «una diffusa pietà popolare, il desiderio di formarsi, l' attenzione alla dimensione sociale, una presenza attenta della Caritas e l'attenzione alla famiglia su cui in questi anni abbiamo scommesso perché siamo convinti che siano il sacramento dell’Ordine e quello del Matrimonio a reggere la Chiesa», chiarisce Cipollone. Però si fa i conti anche con la carenza di vocazioni che l'ha portata ad avere un clero di 60 sacerdoti in gran parte stranieri. E con una crisi economica che ha riflessi pesanti sulla gente. 

«Per questo - conclude il presule - adesso il nostro impegno è quello di cercare, alla scuola di Gesù, di uscire, annunciare e abitare per educare trasfigurando noi stessi e l' ambiente in cui viviamo, com'è ben emerso dal Convegno di Firenze».

Giacomo Gambassi

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