BIBLIOGRAFIA

AVVISO ai PELLEGRINI CHE DESIDERANO VISITARE LA TOMBA DI S.TOMMASO APOSTOLO in ORTONA

Per ragioni tecniche di ordine pratico e di sicurezza le Visite nella Basilica Cattedrale vanno effettuate soltanto durante la normale apertura della Basilica (e sospese durante le funzioni religiose).


Non si possono accettare e accogliere pellegrini al di fuori dell'orario normale stabilito.

E' molto importante a questo proposito telefonare e prenotare  per sapere gli orari più adatti e i tempi a propria disposizione.

 

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Cattedrale

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Dalle origini fino a tutto il 1600 la festa del Perdono, celebrata a maggio, fu soltanto religiosa. Un atto notarile del 1577 riferisce che anche per il 6 settembre la liturgia prevedeva un rito proprio per la celebrazione della Messa e l’Ufficio Divino. La festività del Perdono era resa solenne soltanto dalle cerimonie liturgiche. Fedeli e pellegrini si accostavano ai sacramenti, pregavano davanti ai resti mortali di san Tommaso, toccavano la pietra tombale e poi tornavano alle loro case. I modesti festeggiamenti esteriori erano collegati alla festa liturgica dell’Apostolo, cioè il 21 dicembre. Giovan Battista De Lectis, medico e scrittore del 1500, riferisce che il popolo organizzava alcuni giochi in piazza San Tommaso. Era la corsa del carro, successivamente chiamato l’albero della cuccagna. Si infiggeva a terra un palo in cima al quale si poneva un dono. Il carro gli girava intorno e il concorrente doveva riuscire a strappare il dono. Un certo Andrea di Zara, mentre il carro era sospinto da ogni lato, raggiunse la sommità del palo, che si spezzò e cadde a terra. Andrea stramazzò al suolo abbracciato all’albero, battendo testa e schiena sui mattoni. Secondo De Lectis, fu miracolato da san Tommaso perché Andrea tornò a casa sano e salvo, come se si fosse risvegliato da un lungo sonno. Dai libri dei Consigli della città di Ortona risultano le delibere di spesa per i festeggiamenti del 21 dicembre.
Agli inizi del Settecento, ai riti penitenziali del Perdono si abbinò l’abitudine di andare suonando di sera nelle case. Il Consiglio intervenne requisendo gli strumenti musicali, monsignor Amalfitani, vescovo di Ortona richiamò i fedeli alla sobrietà. Comunque nel 1758, quinto centenario della Traslazione, il Consiglio concesse 30 ducati per la musica in chiesa e nel 1764 pagò addirittura i fuochi d’artificio. La festa del sesto centenario della traslazione delle Ossa dell’Apostolo si svolse dal 4 al 9 settembre del 1858. Fu la più ricordata non solo dalle cronache locali, ma trovò un’eco in tutti gli stati italiani e in alcuni paesi esteri. Una raccolta di poesie dedicate a S. Tommaso testimonia l’evento. Il decurionato di Ortona, nella seduta del I gennaio 1859, scrisse una lunga memoria da tramandare ai posteri, di cui qui si fa solo un accenno. Due musicisti napoletani, Vincenzo Maria Battista e Paolo Serrao, le cui composizioni sono giunte fino a noi, curarono tutta la parte musicale delle cerimonie religiose. Francesco Paolo Tosti, a soli 12 anni, esordì come cantore, eseguendo il Tantum ergo. La città, tutta illuminata da torce, ospitava 6 bande musicali. I commercianti prepararono quattro colonne decorate con rosoni, fogliame e con lo stemma dell’Apostolo, come simbolo di accoglienza per i forestieri. I giochi della tombola e della cuccagna si svolsero a Terra vecchia, mentre le regate in mare.
Altro giubileo significativo fu quello del 1908. Anche in quel caso i festeggiamenti si svolsero dal 4 al 9 settembre. Settanta professori del San Carlo di Napoli cantarono la novena in cattedrale. La processione del 6 settembre si svolse alle ore dieci, dopo la celebrazione della messa pontificale, per le strade di Terra vecchia e poi raggiunse il porto. Nel pomeriggio fu percorso il tragitto a ritroso. Altre varie manifestazioni si susseguirono fino al 7 settembre.
Dal 1920, tutti i festeggiamenti furono spostati al Perdono di maggio, a cui furono collegate le fiere e la maggiolata. Da allora le manifestazioni civili, il corteo delle chiavi e le fiere sono rimaste abbinate al Perdono di maggio.
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Galleria fotografica Basilica (dall'archivio fotografico della parrocchia)

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Descrizione

 

Facciata BasilicaMaestosa e austera nel suo aspetto moderno, la cattedrale di S. Tommaso ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi strutturali di cui il più consistente è dovuto alle ricostruzioni operate dopo i danni della seconda guerra mondiale. Questi innumerevoli interventi rendono oggi particolarmente difficile formulare ipotesi di lettura del monumento nelle sue fasi più antiche.
L'avvicendarsi degli interventi sulla struttura muraria, l'eterogeneità dei materiali costruttivi impiegati in epoche diverse, l'incidenza dei fenomeni atmosferici e bellici, ci ha consegnato, dopo circa nove secoli dal suo impianto, un edificio che pone diversi problemi d’interpretazione nel tentativo di recuperare i livelli di lettura più antichi.
E' dall'osservazione della fabbrica attuale e dalla ricognizione dei restauri eseguiti, inglobando a volte nelle cortine murarie attuali reperti antichi, che deriva qualche riflessione sulle vicende dell'edificio e delle sue trasformazioni. Possiamo allora riconoscere qui come altrove, nella costa adriatica meridionale, i segni della fase normanno-sveva, per trarne indizi e valutazioni circa l'origine e la formazione.
Nelle linee generali, l'edificio presenta uno schema longitudinale che sembra seguire il modello delle grandi basiliche pugliesi impostosi lungamente già nei primi decenni del Duecento. Vanno qui rilevate le imprescindibili relazioni tra le vicende costruttive di questa chiesa e la complessa vita iniziale del centro urbano, documentate dalla costruzione del secondo portale monumentale trecentesco che si apre direttamente sulla piazza antistante alla chiesa e che si presenta molto rimaneggiato dopo i danneggiamenti della guerra. Portale di impianto gotico con reperti trecenteschi

 

Portale di impianto gotico con reperti trecenteschi

 

Portale di impianto gotico con reperti trecenteschiMiglior sorte ha avuto l'altro portale, duecentesco, che fu costruito sull'asse longitudinale con pietre sapientemente lavorate. L'utilizzazione di particolari qualità di calcare provenienti da antiche cave costiere è testimoniata fin dal secolo XIII; il loro utilizzo nell'architettura sveva è determinato dal fatto che questo materiale è particolarmente resistente all'azione del degrado da aerosol marino.
La lavorabilità della pietra era un altro requisito per l'impiego, anche per fini decorativi di estrema raffinatezza, in particolare per la sua attitudine ad accogliere complessi motivi plastici tratti dal mondo vegetale e dal ricco repertorio geometrizzante tipico del periodo normanno-svevo. Altri segni, coevi, possono essere recuperati qui e là inglobati nelle recenti opere murarie; a volte parti di capitelli, motivi ornamentali e di monofore strombate.









 

 

Capitelli con teste-mensola di epoca sveva inseriti nella facciata

 

LateraleCostanti appaiono le forme strutturali degli archi a ogive e delle volte a crociera impostate su peducci, nella sagrestia, di cui resta, nel migliore dei casi, visibile la sola parte incassata nelle murature. Nel programma ornamentale distribuito con misura ed eleganza, in tutto l'antico edificio è presente anche la figura umana assunta in questa stanza in funzione architettonica. Si tratta di una testa mensola con un capitello pentagonale su cui s’imposta uno dei costoloni in pietra che dava origine alla volta. Sembra quasi di avvertire, nell'espressione del volto, il riflesso degli studi di fisiognomica che intorno alla metà del XIII secolo si andava coltivando e affermando nella cerchia federiciana.
 
 
 
 
 
 
 
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Galleria fotografica: dall'archivio fotografico della parrocchia - foto donate da "Mario Cesarii"

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